Don Adriano Bianchi inaugura gli incontri sulla “buona” comunicazione

Per molto tempo se ne è parlato, più volte abbiamo accarezzato l’idea di organizzare alcuni incontri che mettessero al centro il tema della Comunicazione nella società di oggi, abbracciando aspetti caldi come l’etica, le potenzialità (e i rischi) dei nuovi strumenti tecnologici e la tanto citata crossmedialità (l’utilizzo trasversale dei vari strumenti), avvalendoci della testimonianza di alcuni ospiti autorevoli; finalmente, dopo la giusta incubazione, offriamo alla comunità castellana questa preziosa occasione di approfondimento.

Abbiate pazienza e concedetemi un piccolo “volo pindarico”. Per “comunicazione” (dal latino “communicare” o mettere in comune), si intende il processo e la modalità di trasmissione di un’informazione da un individuo a un altro (o da un luogo a un altro) attraverso lo scambio di un messaggio elaborato secondo le regole di un determinato codice. Concetto pesante? Non posso darvi torto, eppure, la comunicazione, nelle sue mille sfaccettature è da sempre al centro della nostra vita, dalle epoche remote delle incisioni rupestri a quella attuale dei Social, croce e delizia contemporanea.

In effetti, la nostra epoca è particolarmente fortunata; la nascita di nuovi strumenti, impensabili fino a qualche anno fa, ci permette con un “clic” di entrare in contatto col mondo, offrendoci la possibilità di lanciare e ricevere messaggi, in una continua e, talvolta, un tantino frastornante connessione. Quello al quale assistiamo, è un incessante proliferare di contenuti che ci piovono addosso, che rende sempre più difficile distinguere il vero dal falso, la notizia fondata dalla bufala (le famigerate Fake news, capaci di annunciare al mondo la tua morte, mentre sei vivo, vegeto, in perfetta salute e magari stai giocando a tennis).

In questo contesto, affascinante ma non certo privo di insidie, è assolutamente necessario compiere un processo di maturazione individuale, sviluppando quegli anticorpi (culturali) fondamentali per non rimanere travolti da un vortice, dove bellezza e orrore, verità e menzogna, amore e odio, combattono un duello quotidiano, e dove, dati alla mano, “sbattere” lo scandalo in prima pagina è sempre più appagante in termini di vendite.

La Chiesa, all’avanguardia in tema di comunicazione (basta approfondire la figura del Beato Alberione, autentico antesignano del settore, o lasciarsi affascinare dal primo messaggio radio di Papa Pio XI, in occasione dell’inaugurazione della Radio Vaticana nel 1931, tanto per fare un paio di esempi…), non dovrebbe certo chiamarsi fuori dalla sfida, sicuramente complessa, a tratti scomoda, ma da accettare con fermezza, in quanto occasione di evangelizzazione, oltre che di difesa di quei valori che, a dispetto di tante conquiste, talvolta illusorie, sono più preziosi che mai.

Certo, scegliere di restare in campo, resistere allo stile comunicativo imperante, molto spesso aggressivo, trovare le risorse necessarie per “andare avanti”, e, non ultimo, mettere a punto una chiave comunicativa che sappia ancora affascinare la gente, non è una sciocchezza. Ma questa è la sfida, che vinceremo se sapremo andare incontro con amore alle persone con tutto ciò che abbiamo: radio, giornale on line, social compresi, naturalmente tarati sul nostro modello comunicativo, che deve distinguerci per stile e contenuti.

Detto questo, cari amici, una domanda sorge spontanea: guardando a tutti i nostri strumenti (vorrei ricordare che la parrocchia di Castel Goffredo è tra le più attrezzate in questo senso), siamo sicuri di sfruttarne tutte le potenzialità? In altre parole, quando organizziamo le nostre belle iniziative, sudando le classiche sette camicie, siamo consapevoli che la loro buona riuscita, che passa certamente dalla qualità della proposta, dipende anche da una corretta e puntuale comunicazione?

Devo dire che la risposta a queste domande è, in linea di massima, positiva, ed è bello constatare il percorso di crescita che la nostra comunità ha compiuto in questi anni, ma come direbbe il bravo presentatore, “non finisce qui…”. Guardando al futuro bisognerà compiere ulteriori passi in avanti, affinchè “frequentare” i nostri mezzi di comunicazione diventi sempre più naturale, consapevoli che il “fare” non può essere mai disgiunto dal “comunicare” ciò che si è scelto di compiere.

Da queste riflessioni in libertà, frutto di uno scambio sempre costruttivo col parroco (e presidente di Radio Alfa) don Giuseppe Bergamaschi, nasce questo ciclo d’incontri. Si parte lunedì 25 febbraio alle 21 in Sala camino, presso il MAST, con don Adriano Banchi (nella foto), direttore del settimanale diocesano di Brescia La Voce del popolo, direttore dell’Ufficio comunicazioni della diocesi di Brescia, presidente nazionale Acec e presidente nazionale Fisc, sul tema della “crossmedialità”. Seguiranno il 4 marzo alle 21 don Giovanni Telò, direttore dell’inserto domenicale di Avvenire La Cittadella, sull’attualità della carta stampata e, successivamente, il 18 marzo il delegato diocesano per le comunicazioni don Giampaolo Ferri sul ruolo del coordinatore della comunicazione in ambito parrocchiale.