Don Giuseppe Bergamaschi: “Insegnaci Signore, a contare i nostri giorni”

Ho trovato questo sonetto su un foglio di carta appeso ad un orologio a pendolo, di cui non ricordo più il luogo. Ma questa riflessione sul tempo e sulla vita è sempre necessaria, specie è particolarmente indicata in prossimità del 2 novembre, quando celebriamo la festa di tutti i fedeli defunti. Queste persone, tra cui alcune particolarmente a noi care, hanno lasciato questo mondo per entrare in una nuova dimensione del tempo: il tempo di Dio!

Ricordando con gratitudine le cose buone che hanno fatto e gli esempi belli che hanno lasciato, raccomandiamole al Signore con la nostra preghiera di suffragio, e allo stesso tempo chiediamo la grazia di saper “contare i nostri giorni e giungere alla sapienza del cuore” (Salmo 90)

In questo fido ordigno attento mira,

Mira, o mortal, che l’ore tue misura;

Vedrai che il tempo passa e poco dura,

E non torna il passato, benché gira.

 

Vedrai che un’ora dopo l’altra spira,

Ma chi l’altra veder mai t’assicura?

Dunque di ben passarla sia tua cura,

Che n’hai da render conto il dì dell’ira.

 

Se in questo ben ti specchi, scogerai

Che il tempo va rodendo i giorni tuoi,

Per darti o eterna gioia o eterni guai.

 

Or se un’eternità goder tu vuoi,

Pensa che è grande e non finisce mai;

Pensaci ben, ché viver mal non puoi.

 

(1913)