Don Giuseppe Bergamaschi: “Il Natale è la corsa di un popolo verso la gioia”

Il Natale è la festa della gioia. Molto belli sono i preparativi che l’accompagnano, specie se ci sono dei bimbi da soddisfare e da entusiasmare: un presepe originale e creativo, un albero decorato con tante stelle, addobbi e ghirlande. Ma non c’è vera magia se non ci sono le lucette. Una volta accese tutto è diverso! Lo leggevo negli occhi di due bambine che l’altra sera ho incontrato nella loro casa, quando le loro manine dovevano toccare ogni statuina, magari farle cadere (e meno male che il papà e la mamma le hanno prese di plastica!), ogni pecorella o gallo e gallina, chiamandole per nome, facendo ballare l’angioletto e poi un ohhhhh … davanti alla stella cometa. E non parliamo delle lucine che si accendevano e si spegnevano … quasi a rincorrerle. Credo proprio che il Natale sia correre, come queste lucine, oggi più che mai, verso la gioia: quella di un popolo che camminava allora e cammina ancor oggi nelle tenebre, e quasi all’improvviso avverte una luce all’orizzonte che segna il cammino, apre una strada e alla speranza di un mondo nuovo.

Questo è il Natale: quello di un Dio-neonato, un bambino che ha la forza di aprirti alla luce della vita nuova e bella possibile, una forza che consiste proprio nella sua fragilità, che ti spinge ad accoglierlo con l’arma più forte del mondo: l’amore. Perché la gioia viene proprio da lì: amare, donarsi, spendersi, farsi il proprio contrario per l’altro, non badare a sacrifici per gli altri. La corsa verso la gioia parte proprio da lì, da questo tipo di Natale. Allora sarà un Buon Natale.