Il saluto di Guido Belli alla comunità parrocchiale di Castel Goffredo

Carissimi,

prima di lascirvi alla lettura del saluto di Guido Belli alla nostra comunità, concedetemi una brevissima riflessione. Non avrei mai pensato di dover dare il saluto a Guido in così poco tempo: dopo appena un anno!

Il Signore ci ha dato la gioia del dono della sua vocazione per il bene dei nostri ragazzi, delle nostre famiglie, per la nostra comunità, ma adesso è stato chiamato a Canneto per perfezionare il suo cammino di formazione al presbiterato. Accettiamo e ubbidiamo, anche se con dispiacere.

“Il Signore ha dato, il Signore ha tolto: sia benedetto il nome del Signore!”, come dice il libro di Giobbe.

A te, Guido, un grazie dal profondo del cuore e, stai certo, ti seguirà la nostra preghiera e il nostro ricordo affettuoso. Che il Signore ti benedica! Grazie.

(Don Giuseppe Bergamaschi)

Congedarci da qualcuno è, generalmente, difficile; lo è, a maggior ragione, congedarci dalle persone alle quali, per vari motivi, vogliamo bene e che ci sono particolarmente care. In questi momenti sono due i sentimenti più comuni e, per la loro convivenza, paradossali. Uno è quello della nostalgia: alla nostra mente riaffiorano i ricordi dei volti incontrati, dei rapporti intrattenuti, dei luoghi vissuti. L’altro è quello della felicità, perché proprio quegli incontri, quei rapporti e quei luoghi rappresentano momenti gioiosi, dai quali il nostro cuore e il nostro spirito hanno tratto giovamento.

È inutile dire che, nel tempo trascorso qui in parrocchia, di questi ricordi e di questi momenti ce ne sono davvero tanti, al punto che, anche solo cercare di ripercorrerli, comporterebbe il rischio di svalutarli. A questi, però, si accompagna la consapevolezza che, per me, è giunta l’ora di proseguire altrove la mia formazione al ministero presbiterale e il mio servizio pastorale. Ho però, da cristiano, una certezza che mi aiuta a dipanare la nostalgia: quella per cui tutte le persone incontrate e i rapporti vissuti sono già iscritti nell’eternità di Cristo.

Ringrazio, allora, il Signore che, nel suo immenso amore, ha messo sulla mia strada, ad accompagnarmi, persone buone, generose e valide, in particolare i giovani, attraverso i quali mi ha condotto per mano alla scoperta della vocazione sacerdotale. Ed è proprio ai giovani che mi sento di rivolgere un pensiero.

Non abbiate paura se nella vostra vita non ci sono tante cose, se la vostra vita è un fazzoletto di cose semplici che il mondo definisce per lo più “banali” o “scontate”. Non abbiate paura se non conoscete di persona i VIP o gli influencer che popolano lo spettacolo, lo sport o i social. Spendete, piuttosto, il vostro tempo e le vostre energie a migliorare la qualità di ciò che c’è dentro la vostra vita, non a invidiare quella degli altri. Non contano le statistiche di quantità (“quante” esperienze ho fatto, “quante” persone ho conosciuto, “quanti” soldi ho, quanti “follower” ho), ma di qualità. Migliorate la qualità dei rapporti, di ciò che ascoltate, di ciò che guardate. Migliorate, perché non tutto nella vita vale la pena. D’un tratto vi accorgerete che è molto faticoso puntare all’alta qualità: è come sforzarsi di entrare attraverso una porta stretta che appare più come una feritoia che un passaggio vero e proprio. Eppure, ci dice Gesù, solo attraverso di essa si esce dal recinto blindato delle paure, della depressione, del non senso, della rassegnazione, della solitudine e del caos. Non accontentatevi, allora, ma abbiate il coraggio di osare, di mettervi in gioco. E fatelo rimanendo a fianco del Signore, che non vi delude mai e non vi abbandona mai, che è sempre pronto a scommettere su di voi: se rimanete in lui – statene certi – porterete molto frutto. (esempio dell’uva spremuta, come Cristo)

Un ringraziamento davvero particolare va a don Giuseppe, che mi ha accompagnato – e che mi sta accompagnando – con l’amore incondizionato e fedele che solo un genitore è capace di dare a proprio figlio. È stato al mio fianco quando, timidamente e con molte difficoltà, muovevo i primi passi sulla strada che il Signore mi aveva indicato. Tra le tante cose mi ha insegnato, con la sua testimonianza sempre coerente, a dedicarmi completamente all’altro in Cristo. Da lui ho imparato la spiritualità, quella vera e profonda, che mi ha permesso di cogliere il Signore come sempre presente nella vita, anche e soprattutto nei momenti in cui la croce si fa più pesante. Da buon maestro, poi, mi ha lasciato camminare da solo, al momento giusto, pur senza farmi mai mancare la sua guida spirituale e la sua preghiera.

Un ringraziamento sentito anche a don Matteo, che mi ha aiutato a mettermi in discussione, ad uscire dai miei schemi e dalle mie abitudini. È stato un compagno di viaggio infaticabile, che mi ha accompagnato a confrontarmi, sul campo, con le dinamiche pastorali, anche con quelle più complesse.

Grazie a don Luigi che, nel breve tratto di strada condiviso insieme, ha saputo, con saggezza e discrezione, darmi preziosi consigli, anche in questo momento di transizione.

Ringrazio, infine, tutta la comunità di Castel Goffredo, perché per grazia di Dio ha molto seminato in me e, sono sicuro, ha dato un contributo fondamentale alla mia formazione al presbiterato. Grazie, allora, a tutti coloro che sono impegnati nei gruppi parrocchiali, nel Grest e nelle attività parrocchiali, agli scout, all’azione cattolica, alle suore, ai catechisti, ai chierichetti, ai vari ministri, davvero a tutti.

(Guido Belli)