“La bellezza delle cose inutili”: le riflessioni estive di don Bergamaschi

Siamo ancora capaci di “stupore”?

Quando non ci si riesce più a fermare, si è incapaci di camminare. La velocità della vita di oggi ha finito per cancellare nell’uomo moderno il senso della meraviglia, della gratuità, del fare le cose “inutili” rispetto al guadagno o al tornaconto personale o di gruppo, a scapito del fare le cose per il gusto di farle, per la gioia di esprimersi e di accogliere l’espressione dell’altro/a , per il gusto del bello e basta. Gratuità infatti è sinonimo di Bellezza!

Abbiamo snodato tutto il Grestate a Sant’Apollonio, per 4 settimane, proprio sulla Educazione alla Bellezza, tramite una settimana dedicata alla pittura, una alla musica, una alla scultura e una alla fotografia. Recuperare il gusto del vivere per la gioia di vivere, dell’esprimersi per quello che si è anche attraverso le varie arti, della gioia del “perdere il tempo” semplicemente per stare insieme, per raccontarsi, per scoprirsi, per sentirsi semplicemente “vivere”. Questa la gioia delle cose inutili, secondo la logica del mondo che deve invece calcolare e misurare tutto in vista di un risultato che, nella maggior parte delle volte, è sempre e solo “economico”.

Gli stessi viaggi, come sono spesso organizzati, finiscono per trasportare le persone, quasi fossero bagagli, nel maggior numero di posti possibile, con la maggior rapidità possibile, e per il più breve tempo possibile, per guadagnare il più possibile. Tutto predisposto, programmato secondo un ritmo implacabile che toglie praticamente agli individui la possibilità di fermarsi e contemplare gratuitamente la Bellezza.

Si sfiorano le cose, si collezionano luoghi e cartoline, si imma­gazzinano emozioni, foto sul cellulare e « souvenirs », senza entrare davvero in comunione con nulla.

In tal modo, gli occhi dell’uomo diventano fatti soltanto per guardare di sfuggita, non per intravedere. E le meraviglie della creazione diventano oggetti di consumo, non di contemplazione, di gratuità.

Se c’è qualcosa che può ancora fermare l’uomo nella sua corsa e provocargli un « oh! » di stupore è soltanto l’esplodere di un avvenimento sensazionale, di proporzioni gigantesche. Ma, ben pre­sto, anche il fatto eccezionale viene assorbito dall’indifferenza o annullato dal sopraggiungere di un evento successivo.

Chesterton ammoniva: «Il mondo non perirà certo per man­canza di meraviglie; piuttosto, per mancanza di meraviglia».

Le meraviglie non mancano. Sono sempre presenti, puntuali nel mondo. Ma noi non riusciamo più a vederle come    « meraviglie » – e quindi a meravigliarcene ‑ appunto perché le abbiamo sempre dinanzi agli occhi.

Dunque, senza stupore il mondo sta firmando la propria distru­zione. Infatti, soltanto dalla meraviglia nasce l’apprezzamento. E senza apprezzamento anche i doni più belli vengono saccheggiati e distrutti. Basti pensare all’attuale tragedia ecologica.

Senza apprezzamento, la bellezza anticipa la propria fine.

«L’umanità non perirà per mancanza di informazione, ma per mancanza di apprezzamento. L’inizio della nostra felicità sta nel comprendere che una vita senza meraviglia non vale la pena di essere vissuta. Quello che ci manca non è la volontà di credere, ma la volontà di meravigliarci » (A. J. Heschel).

Senza meraviglia, si spegne il canto, si interrompe la celebra­zione della vita. Sono cose “inutili”, “gratuite”,  ma indispensabili per vivere.

Anche questo può darci l’estate!