La lettera aperta “tra cielo e terra” di don Giuseppe a Corrado Bocchi

Ciao, Corrado. (adesso mi permetto di darti del tu; fino a ieri ci davamo del lei, per la stima e il rispetto reciproci che nutrivamo entrambi e che ci ha permesso di confrontarci anche con franchezza, quando serviva!). Ma adesso ‘sorella morte’ ha tolto ogni velo, ogni rispetto umano, ogni barriera e possiamo sentirci liberamente, tu in cielo e io ancora qui in terra. Sai, mi ha colpito quello che ha chiesto la tua nipotina, Irene, mentre venivi calato nella fossa (“polvere sei e in polvere ritornerai!” – Genesi): ’Perché lo legano? Perché?‘ Sulla bocca dell’innocenza affiora la domanda radicale dell’esistenza umana: la tua nipotina sta già diventando grande, si pone i “perché”. Te li sei posti tante volte, anzi li hai cercati in tutte le salse: nelle storie, quelle castellane soprattutto, nelle arti (dipinti, tessuti, ori e argenti, opere lignee, affreschi, oggettistica, architetture, ceramiche, libri antichi e moderni …), nel cibo ‘rituale’ (te lo ricordi il Tortello Amaro?, ma valorizzavi anche quello degli altri!), nelle tradizioni (e il Re Gnocco?, le sagre, le erbe, i Santi…), nella custodia delle Reliquie, il tesoro ritrovato, di cui eri “gelosissimo” e per le quali abbiamo pronta adesso la sagrestia vecchia, nelle conferenze e nei corsi, nelle visite alle città e ai musei, negli incontri, nelle discussioni spesso accese, nelle associazioni di cui facevi parte, … ogni luogo e momento erano buoni per te per chiedersi il ‘perché’ delle cose, dei fatti, della vita.

Adesso lì, dove sei, insieme a don Antonio, hai trovato le risposte del tuo animo ricercatore e mai sazio di quanto scoperto e sempre aperto a nuovi orizzonti, progetti, indagini, iniziative. Adesso che siete lì insieme, non dimenticatevi di noi, ma datevi da fare ancora di più per aiutarci, perché noi siamo ancora in cammino nelle giornate della terra, spesso faticose e incerte. Apriteci le menti, suggeriteci le idee, riscaldate il nostro cuore, dateci la forza per continuare l’opera da voi pensata e iniziata.

Corrado carissimo, in particolare a te, che hai amato Castel Goffredo penso più di ogni altro, vedi come in questa situazione, determinata dall’emergenza coronavirus, abbiamo ancora più bisogno della creatività, della tua creatività, per pensare e progettare il nostro futuro di città (come ci tenevi a questo titolo e alla sua festa per Sant’Erasmo!) che senz’altro si prospetta difficile, oscuro e diverso da come lo immaginavamo prima della pandemia. Ci tenevi a ricordarmi che qui io sono “il prevosto“, anche se faccio ancora fatica a usare questo termine per me un po’ desueto, ma capisco che volevi richiamarmi alla mia responsabilità di guida morale e spirituale della nostra comunità, ma ci tenevi ad aggiungere anche sociale e culturale. Non mi pare di essermi tirato indietro fino ad ora, anche se a volte le nostre vedute divergevano, ma poi alla fine si univano per il maggiore e superiore bene del paese; comunque sai che non sono uno che si tira indietro dalle proprie responsabilità, ora più che mai; ma tu, ogni tanto, batti un colpo perché ho l’impressione che il lavoro che ci sta davanti sia immenso: si tratta di ripensare e direi quasi rigenerare non solo l’economia del paese, ma specialmente il tessuto sociale, culturale e cristiano della nostra città, duramente provata da questa emergenza sanitaria. Sono sicuro che non mancherai all’appuntamento; la prova sarà nel cammino che continueremo a fare insieme per il bene di tutti. E mentre da nonno educherai i tuoi nipotini a farsi le domande giuste, so che continuerai anche a sostenere tua moglie e i tuoi figli con la tua presenza interiore, di cui l’arte è un’espressione di eternità e bellezza.

Non volevamo lasciarti andare via oggi, davanti al MAST, perché è anche casa tua: quasi la bellezza dell’arte ti trattenesse! Ma ormai stai contemplando un’altra Bellezza, infinita, eterna, davanti alla quale sei estasiato: quella di Nostro Signore, il Risorto! Sei così rapito da quella Bellezza che non tornerai a vedere le nostre, belle ma solo pallide figure di quelle eterne. Hai ragione, hai trovato la realtà, hai visto quello che cercavi e te ne sei innamorato. Riposa in pace. Il tuo “prevosto”.