Il saluto della comunità all’avvocato Piero Gualtierotti: nulla va perduto

Vi proponiamo la lettura dell’omelia del parroco don Giuseppe Bergamaschi alle esequie dell’avvocato Piero Gualtierotti, presso la Chiesa prepositurale di Sant’Erasmo a Castel Goffredo:

“Carissimi familiari di Piero,

Gentilissime autorità civili e militari che rappresentate le istituzioni governative e culturali del nostro amato paese, in particolare voi membri dell’Accademia Nazionale Virgiliana, e voi rappresentanti del mondo professionale del lavoro,

Carissimi amici del Premio Acerbi e anche voi del Gruppo San Luca, cui Piero partecipava in vista della realizzazione del Mast per la sua amata città, e voi, carissimi fratelli e sorelle di Castel Goffredo: la nostra comunità si sente più povera perché è venuto meno un altro importante punto di riferimento per la sua vita.

Improvvisamente ci siamo sentiti quasi derubati, dalla morte che tutti accomuna e abbraccia, della encomiabile e preziosa compagnia di Piero, e tutti avvertiamo come un senso di perdita enorme dei suoi talenti, della sua professionalità, della sua cultura, della sua passione per la storia locale nel più ampio orizzonte della storia universale, della sua onestà intellettuale e della sua passione civica realizzata a più livelli a servizio della nostra società.

Altri sottolineeranno meglio di me le sue doti e le sue caratteristiche svolte a servizio del nostro paese; a me preme invece rimarcare adesso questo senso di perdita di una presenza e ricchezza umana che tutti oggi sperimentiamo.

E questo vuoto, questa perdita che il mistero della morte porta sempre con sé, oggi lo depongo davanti alla Parola di Dio, e invito anche voi a fare altrettanto, per attingervi non solo parole umane di consolazione, che spesso sottolineano ancor di più il senso di vuoto, ma per recuperare le ragioni profonde di una speranza cristiana che ci è data in Cristo, il Risorto. Così terminava infatti la prima lettura di Paolo ai Corinti: “Siano rese grazie a Dio che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo!”

Ma come è possibile questa vittoria di fronte alle spoglie mortali del nostro fratello Piero? Esse ci testimoniano più una separazione e una perdita che una vittoria:come è possibile?

Ma proprio Gesù nel vangelo ci viene in soccorso, e dopo aver moltiplicato i pani e i pesci per più di 5.000 persone, nel suo discorso seguente sul pane di vita ci rassicura che Lui è stato mandato dal Padre proprio per realizzare la sua volontà, che consiste nel non perdere nulla di quanto il Padre gli ha dato, ma di risuscitarlo nell’ultimo giorno.

Ecco la Parola di speranza che risuona chiara anche oggi, qui, in mezzo a noi!

L’opera, il servizio, la professionalità, la persona e la cultura del nostro fratello Piero, con i suoi più che 800 scritti, non andranno perduti. E non solo perché, ne sono certo, la famiglia e le istituzioni che ha servito e amato, non li dimenticheranno, ma perché nella misura in cui noi oggi li offriamo al Padre in unione al sacrificio di Cristo sull’altare, nel segno del pane di vita, sappiamo che non andranno persi: “E questa è la volontà di colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma lo risusciti nell’ultimo giorno”. Tutto è possibile in questa comunione con Cristo! Noi, cari fratelli e sorelle, siamo quelli della comunione, non della perdita o della separazione!

Ecco, carissimi, il significato del gesto che stiamo compiendo: non una semplice commemorazione di un illustre e prezioso concittadino, ma l’esercizio di un gesto d’amore nei confronti di Piero e dei suoi cari, perché quello che lui ha fatto, rappresentato, quello che è per tutti noi, non vada perduto, unendolo al sacrificio di Gesù, il Risorto.

E’ così che il senso di vuoto e perdita, che tutti noi oggi tocchiamo, si trasforma non solo in memoria ma in una nuova vita, quella eterna, in cui Piero entra per essere stato unito a Gesù nel Battesimo e nella Unzione, ricevuta prima della sua morte. Unito a Gesù non è perso e con lui tutte le sue opere e azioni non sono perse, ma salvate. “Siano davvero rese grazie a Dio che ci da la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo”.

E’ in questa fede e speranza che noi possiamo riprendere il nostro cammino quotidiano, certi che la sua compagnia spirituale, quella vera ed eterna, ci assisterà sempre”.