Nuovi eletti e ruolo del Consiglio Pastorale Parrocchiale di Castel Goffredo

L’identità e la funzione del consiglio pastorale parrocchiale si inserisce in un’immagine di Chiesa comunione, così come il Concilio Vaticano II ha indicato e il magistero successivo ha autorevolmente confermato. «Fare della Chiesa la casa e la scuola della comunione» (NMI 43).

La nostra Chiesa, nel Sinodo diocesano, ha fatto propria questa impostazione e nell’indicare le vie del rinnovamento pastorale ha scelto di incarnare il volto di una Chiesa sinodale. In forza del Battesimo, infatti, ogni cristiano è chiamato a condividere la missione della Chiesa, nello spirito della corresponsabilità comunionale e gerarchica.

 

Costituzione

Art. 1

E’ costituito nella parrocchia di …. il Consiglio Pastorale Parrocchiale a norma del Codice di Diritto Canonico, che – al canone 536 – così recita: «In ogni parrocchia venga costituito il consiglio pastorale, che è presieduto dal parroco e nel quale i fedeli, insieme con coloro che partecipano alla cura pastorale della parrocchia in forza del proprio ufficio, prestano il loro aiuto nel promuovere l’attività pastorale»

 

Natura

Art. 2

Il Consiglio Pastorale Parrocchiale (CPP) è l’organismo ordinario

  • della comunione e sinodalità ecclesiale
  • del discernimento comunitario e della corresponsabilità (VMP 12)
  • di programmazione e di coordinamento dell’azione pastorale della parrocchia
  • in ordine all’evangelizzazione, alla santificazione e alla carità dell’intera comunità e dei singoli battezzati (AA 26).

 

Compiti

Art. 3

Il CPP ha il compito di progettare, accompagnare, sostenere e verificare l’attività pastorale della parrocchia.

In particolare esso ha il compito di:

  • promuovere e far crescere la comunione tra i singoli fedeli (laici, presbiteri, religiosi), le aggregazioni e i movimenti presenti in parrocchia, creando momenti comuni di incontro, formazione e preghiera, secondo quanto stabilito dal Sinodo Diocesano (§ 244)
  • suscitare la partecipazione attiva di tutti i fedeli alla sua vita e alla sua missione, passando dalla semplice collaborazione a una vera e propria corresponsabilità
  • conoscere, approfondire, per poi far conoscere all’intera comunità, il progetto pastorale diocesano scegliendo i passi concreti di una sua realizzazione in loco
  • elaborare un semplice progetto pastorale parrocchiale, d’intesa con i Consigli pastorali delle altre parrocchie della zona, alla luce del progetto pastorale diocesano.
  • riflettere sulla situazione del territorio, individuandone le esigenze umane e religiose e proponendo interventi pastorali opportuni;
  • stabilire rapporti franchi di dialogo e di collaborazione con le istituzioni pubbliche e le aggregazioni laiche presenti sul territorio;
  • mettersi “in rete” con i consigli pastorali delle parrocchie vicine (della “zona” o “unità pastorale”) in vista di un rinnovato slancio missionario di evangelizzazione del territorio, con attenzione privilegiata agli ambiti dei giovani e della famiglia secondo quanto emerso dal Sinodo Diocesano.

A norma del Codice di Diritto Canonico (can. 536 §2), il parroco si avvale del parere consultivo del consiglio pastorale parrocchiale. Lo spirito della comunione e corresponsabilità offre altresì l’orizzonte dentro il quale intendere tale carattere “consultivo”.

 

Composizione

Art. 4

Il CPP è composto:

  • dal parroco, dai sacerdoti e diaconi che hanno incarichi pastorali in parrocchia;
  • da rappresentanti delle eventuali comunità religiose che operano in parrocchia;
  • dai responsabili o rappresentanti dei principali gruppi di operatori pastorali (catechesi, liturgia, carità, missioni, tempo libero…)
  • dal presidente parrocchiale dell’AC
  • da un rappresentante per le aggregazioni ecclesiali presenti in parrocchia (almeno delle principali);
  • da alcuni consiglieri eletti dall’assemblea parrocchiale (lì dove lo si ritiene opportuno ricorrere ad elezioni dirette)
  • da tre consiglieri cooptati dal parroco;
  • da un membro del consiglio parrocchiale per gli affari economici.

Il numero dei componenti sia adeguato, indicativamente tra le 10 e le 20 persone. Nelle parrocchie più popolose il numero può essere superiore.

 

I consiglieri

Art. 5

I componenti del CPP sono in qualche modo i rappresentanti e delegati della comunità. Perciò

  1. Non devono essere incorsi in censure canoniche.
  2. Devono distinguersi per coerente vita di fede e sincera appartenenza ecclesiale.
  3. Devono manifestare un certo grado di visione pastorale d’insieme, disponibilità alla comunione effettiva, capacità di dialogo.
  4. Devono essere residenti nella parrocchia o perlomeno partecipare stabilmente alla sua vita liturgica e pastorale
  5. Pur costituendo una componente all’interno del popolo di Dio, va valutata con attento discernimento la stabile partecipazione di persone divorziate di nuovo conviventi o risposate civilmente (Direttorio di Pastorale Famigliare 218).
  6. Pur apprezzando e incoraggiando l’impegno politico dei cattolici, è consigliabile non facciano parte del CPP quanti ricoprono incarichi amministrativi pubblici (sindaco, assessore, consigliere comunale/provinciale …) o responsabili di partiti politici. Questo per evitare confusioni di rappresentatività e per una reciproca libertà di azione.
  7. I componenti del CPP devono aver compiuto la maggiore età e aver completato l’iniziazione cristiana.

 

Le elezioni

Art. 6

Lì dove si ritiene opportuno ricorrere a elezioni parrocchiali dirette dei consiglieri

  1. La Commissione elettorale, nominata dal CPP uscente, predispone una lista di candidati, formata da uomini e donne, da giovani e adulti, in numero possibilmente doppio rispetto ai consiglieri da eleggere.
  2. Hanno diritto di voto tutti i parrocchiani battezzati e cresimati dai 16 anni in su.

 

Commissioni di lavoro

Art. 7

Per lo svolgimento dei suoi compiti, il CPP può istituire apposite commissioni o gruppi di

lavoro, a cui demandare lo studio di particolari problemi pastorali e l’attuazione delle corrispondenti

scelte operative, da sottoporre al parere del CPP e all’approvazione del parroco.

Queste commissioni possono essere formate, oltre che dai consiglieri, anche da altre persone

competenti, cooptate dal CPP.

 

Segreteria

Art. 8

La segreteria del CPP è composta

  • dal parroco, in qualità di presidente del CPP;
  • da due laici (eletti a maggioranza dal consiglio) uno/a dei quali svolge la funzione di vicepresidente moderatore del CPP, l’altro/a eventualmente da segretario/a.
  • da un rappresentante dei sacerdoti e diaconi operanti in parrocchia
  • da un/una consacrata, ove ve ne siano

Nelle parrocchie ove non siano presenti altri preti, diaconi o consacrati, il loro posto può essere preso da un altro laico/a.

Spetta alla segreteria

  • scegliere l’ordine del giorno e l’opportuna modalità di svolgimento dei lavori.
  • far pervenire l’ordine del giorno ai componenti.
  • redigere e conservare i verbali
  • verificare la concreta realizzazione delle decisioni prese dal CPP in comunione con i sacerdoti
  • decidere le opportune modalità per far conoscere all’intera parrocchia i temi in discussione, le scelte pastorali o i documenti elaborati nel CPP

 

Riunioni

Art. 9

È opportuno che il CPP sia convocato mensilmente (comunque almeno quattro volte l’anno). Il primo incontro è sempre di programmazione, l’ultimo di verifica.

Gli incontri si aprono con un momento di preghiera e ascolto della Parola di Dio. Segue una prima parte riservata alla formazione dei componenti, attraverso approfondimenti specifici o relativi al progetto pastorale diocesano, a documenti della CEI, alle recenti encicliche pontificie o ad altri temi ritenuti di interesse pastorale. Questa prima parte è guidata dal parroco. La seconda parte del consiglio pastorale parrocchiale è moderata dal vicepresidente.

Il consiglio può essere convocato  in modo straordinario su argomenti specifici, qualora un terzo dei componenti lo richieda con uno scritto firmato e consegnato alla segreteria.

È opportuno che alcuni incontri all’anno (di carattere spirituale o formativo) siano fatti insieme ai consigli pastorali della zona della quale si fa parte. In questo caso l’incontro in zona sostituisce quello in parrocchia

 

Durata del CPP

Art. 10

Il CPP resta in carica quattro anni.

I membri del CPP, compiuto il quadriennio, possono essere rieletti per altri mandati. Per favorire l’obiettivo di una più ampia corresponsabilità, è opportuno che dopo alcuni mandati un membro sia sostituito.

Nella medesima ottica della corresponsabilità e comunione è normale che il consiglio pastorale giunga alla propria naturale scadenza, anche qualora avvenisse un cambio di parroco.

 

Assemblea parrocchiale

Art. 11

Quando le questioni in gioco coinvolgono l’intera comunità parrocchiale condizionandone negli anni il cammino e l’organizzazione, può essere opportuno convocare un’assemblea parrocchiale, aperta a tutti coloro che intendono parteciparvi. Questo per poter ascoltare più voci possibili e per giungere a un discernimento comunitario. L’assemblea parrocchiale può essere richiesta dal parroco o dalla metà più uno dei componenti del consiglio pastorale parrocchiale.

 

Rapporti con la parrocchia

Art 12

II Consiglio Pastorale Parrocchiale studierà gli strumenti più idonei per mantenere vivo e sviluppare il rapporto di corresponsabilità e di rappresentatività che lo stringe alla parrocchia intera. In particolare, darà opportuna pubblicità ai suoi lavori e alle sue deliberazioni attraverso la stampa parrocchiale.

 

Consigli Pastorali Interparrocchiali

Art 13

Nel caso di un solo parroco con più parrocchie, va valutata l’opportunità di costituire un unico CPP. Il parroco, dopo aver avuto in proposito l’approvazione del Vescovo attraverso il Vicario della Pastorale, può procedere alla costituzione di un organismo con il carattere dell’interparrocchialità. In ogni parrocchia giuridicamente costituita rimarrà comunque un gruppetto di riferimento (consulta) da riunire in particolari occasioni di vita della parrocchia. Nelle unità pastorali sarà il CPU (consiglio pastorale unitario) a elaborare e individuare gli indirizzi di fondo per tutte le parrocchie, senza per questo togliere alle comunità il proprio CPP (o consulta) di riferimento.

 

NUOVO CONSIGLIO PASTORALE PARROCCHIALE 2018-2021

 

Innanzi tutto alcuni riferimenti al Concilio Vaticano II, da cui proviene poi l’indicazione di costituire dei Consigli Pastorali nella Chiesa. Infatti tutto parte da una nuova e più completa comprensione del mistero della Chiesa quale il Concilio ci ha dato.

 

  1. LUMEN GENTIUM

IL MISTERO DELLA CHIESA – La chiesa, sacramento in Cristo [1, 284]

E siccome la Chiesa è, in Cristo, in qualche modo il sacramento, ossia il segno e lo strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano, continuando il tema dei precedenti Concili, intende con maggiore chiarezza illustrare ai suoi fedeli e al mondo intero la propria natura e la propria missione universale. Le presenti condizioni del mondo rendono più urgente questo dovere della Chiesa, affinché tutti gli uomini, oggi più strettamente congiunti dai vari vincoli sociali, tecnici e culturali, possano anche conseguire la piena unità in Cristo.

 

IL POPOLO DI DIO – Nuova alleanza e nuovo popolo [9, 308]

Tuttavia Dio volle santificare e salvare gli uomini non individualmente e senza alcun legame tra loro, ma volle costituire di loro un popolo, che lo riconoscesse secondo la verità e lo servisse nella santità.

IL POPOLO DI DIO – Il sacerdozio comune [10, 311]

Cristo Signore, pontefice assunto di mezzo agli uomini (cfr. Eb 5,1-5), fece del nuovo popolo « un regno e sacerdoti per il Dio e il Padre suo » (Ap 1,6; cfr. 5,9-10). Infatti per la rigenerazione e l’unzione dello Spirito Santo i battezzati vengono consacrati per formare un tempio spirituale e un sacerdozio santo, per offrire, mediante tutte le attività del cristiano, spirituali sacrifici, e far conoscere i prodigi di colui, che dalle tenebre li chiamò all’ammirabile sua luce (cfr. 1 Pt 2,4-10). Tutti quindi i discepoli di Cristo, perseverando nella preghiera e lodando insieme Dio (cfr. At 2,42-47), offrano se stessi come vittima viva, santa, gradevole a Dio (cfr. Rm 12,1), rendano dovunque testimonianza di Cristo e, a chi la richieda, rendano ragione della speranza che è in essi di una vita eterna (cfr. 1 Pt 3,15)

IL POPOLO DI DIO – Il senso della fede e i carismi nel popolo di Dio [12, 316]

Il popolo santo di Dio partecipa pure dell’ufficio profetico di Cristo col diffondere dovunque la viva testimonianza di lui, soprattutto per mezzo di una vita di fede e di carità, e coll’offrire a Dio un sacrificio di lode, cioè frutto di labbra acclamanti al nome suo (cfr. Eb 13,15).

IL POPOLO DI DIO – Universalità dell’unico popolo di Dio [13, 318-320-321]

Tutti gli uomini sono chiamati a formare il popolo di Dio. Perciò questo popolo, pur restando uno e unico, si deve estendere a tutto il mondo e a tutti i secoli, affinché si adempia l’intenzione della volontà di Dio, il quale in principio creò la natura umana una e volle infine radunare insieme i suoi figli dispersi (cfr. Gv 11,52).

In virtù di questa cattolicità, le singole parti portano i propri doni alle altre parti e a tutta la Chiesa, in modo che il tutto e le singole parti si accrescono per uno scambio mutuo universale e per uno sforzo comune verso la pienezza nell’unità. Ne consegue che il popolo di Dio non solo si raccoglie da diversi popoli, ma nel suo stesso interno si compone di funzioni diverse. Poiché fra i suoi membri c’è diversità sia per ufficio, essendo alcuni impegnati nel sacro ministero per il bene dei loro fratelli, sia per la condizione e modo di vita, dato che molti nello stato religioso, tendendo alla santità per una via più stretta, sono un esempio stimolante per i loro fratelli. Così pure esistono legittimamente in seno alla comunione della Chiesa, le Chiese particolari, con proprie tradizioni, rimanendo però integro il primato della cattedra di Pietro, la quale presiede alla comunione universale di carità [25], tutela le varietà legittime e insieme veglia affinché ciò che è particolare, non solo non pregiudichi l’unità, ma piuttosto la serva. E infine ne derivano, tra le diverse parti della Chiesa, vincoli di intima comunione circa i tesori spirituali, gli operai apostolici e le risorse materiali. I membri del popolo di Dio sono chiamati infatti a condividere i beni e anche alle singole Chiese si applicano le parole dell’Apostolo: « Da bravi amministratori della multiforme grazia di Dio, ognuno di voi metta a servizio degli altri il dono che ha ricevuto» (1 Pt 4,10). Tutti gli uomini sono quindi chiamati a questa cattolica unità del popolo di Dio, che prefigura e promuove la pace universale; a questa unità in vario modo appartengono o sono ordinati sia i fedeli cattolici, sia gli altri credenti in Cristo, sia infine tutti gli uomini senza eccezione, che la grazia di Dio chiama alla salvezza.

 

I LAICI – I laici nella chiesa [30, 361]

I sacri pastori, infatti, sanno benissimo quanto i laici contribuiscano al bene di tutta la Chiesa. Sanno di non essere stati istituiti da Cristo per assumersi da soli tutto il peso della missione salvifica della Chiesa verso il mondo, ma che il loro eccelso ufficio consiste nel comprendere la loro missione di pastori nei confronti dei fedeli e nel riconoscere i ministeri e i carismi propri a questi, in maniera tale che tutti concordemente cooperino, nella loro misura, al bene comune.

I LAICI – Natura e missione dei laici [31, 362-363]

Col nome di laici si intende qui l’insieme dei cristiani ad esclusione dei membri dell’ordine sacro e dello stato religioso sancito nella Chiesa, i fedeli cioè, che, dopo essere stati incorporati a Cristo col battesimo e costituiti popolo di Dio e, nella loro misura, resi partecipi dell’ufficio sacerdotale, profetico e regale di Cristo, per la loro parte compiono, nella Chiesa e nel mondo, la missione propria di tutto il popolo cristiano. Per loro vocazione è proprio dei laici cercare il regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio. Vivono nel secolo, cioè implicati in tutti i diversi doveri e lavori del mondo e nelle ordinarie condizioni della vita familiare e sociale, di cui la loro esistenza è come intessuta. Ivi sono da Dio chiamati a contribuire, quasi dall’interno a modo di fermento, alla santificazione del mondo esercitando il proprio ufficio sotto la guida dello spirito evangelico, e in questo modo a manifestare Cristo agli altri principalmente con la testimonianza della loro stessa vita e col fulgore della loro fede, della loro speranza e carità. A loro quindi particolarmente spetta di illuminare e ordinare tutte le cose temporali, alle quali sono strettamente legati, in modo che siano fatte e crescano costantemente secondo il Cristo e siano di lode al Creatore e Redentore.

I LAICI – L’apostolato dei laici [33, 368-369]

I laici, radunati nel popolo di Dio e costituiti nell’unico corpo di Cristo sotto un solo capo, sono chiamati chiunque essi siano, a contribuire come membra vive, con tutte le forze ricevute dalla bontà del Creatore e dalla grazia del Redentore, all’incremento della Chiesa e alla sua santificazione permanente. L’apostolato dei laici è quindi partecipazione alla missione salvifica stessa della Chiesa; a questo apostolato sono tutti destinati dal Signore stesso per mezzo del battesimo e della confermazione

I LAICI – FUNZIONE SACERDOTALE E CULTUALE [34, 373]

A coloro infatti che intimamente congiunge alla sua vita e alla sua missione, concede anche di aver parte al suo ufficio sacerdotale per esercitare un culto spirituale, in vista della glorificazione di Dio e della salvezza degli uomini

I LAICI – FUNZIONE PROFETICA E TESTIMONIANZA [35, 374]

Cristo, il grande profeta, il quale con la testimonianza della sua vita e con la potenza della sua parola ha proclamato il regno del Padre, adempie il suo ufficio profetico fino alla piena manifestazione della gloria, non solo per mezzo della gerarchia, che insegna in nome e con la potestà di lui, ma anche per mezzo dei laici, che perciò costituisce suoi testimoni provvedendoli del senso della fede e della grazia della parola (cfr. At 2,17-18; Ap 19,10), perché la forza del Vangelo risplenda nella vita quotidiana, familiare e sociale.

I LAICI – FUNZIONE REGALE [36, 378]

Cristo, fattosi obbediente fino alla morte e perciò esaltato dal Padre (cfr. Fil 2,8-9), è entrato nella gloria del suo regno; a lui sono sottomesse tutte le cose, fino a che egli sottometta al Padre se stesso e tutte le creature, affinché Dio sia tutto in tutti (cfr. 1 Cor 15,27-28). Questa potestà egli l’ha comunicata ai discepoli, perché anch’essi siano costituiti nella libertà regale e con l’abnegazione di sé e la vita santa vincano in se stessi il regno del peccato anzi, servendo il Cristo anche negli altri, con umiltà e pazienza conducano i loro fratelli al Re, servire i1 quale è regnare

I LAICI – RELAZIONI CON LA GERARCHIA [37, 384-385]

I pastori, da parte loro, riconoscano e promuovano la dignità e la responsabilità dei laici nella Chiesa; si servano volentieri del loro prudente consiglio, con fiducia affidino loro degli uffici in servizio della Chiesa e lascino loro libertà e margine di azione, anzi li incoraggino perché intraprendano delle opere anche di propria iniziativa. Considerino attentamente e con paterno affetto in Cristo le iniziative, le richieste e i desideri proposti dai laici e, infine, rispettino e riconoscano quella giusta libertà, che a tutti compete nella città terrestre. Da questi familiari rapporti tra i laici e i pastori si devono attendere molti vantaggi per la Chiesa: in questo modo infatti si afferma nei laici il senso della propria responsabilità, ne è favorito lo slancio e le loro forze più facilmente vengono associate all’opera dei pastori. E questi, aiutati dall’esperienza dei laici, possono giudicare con più chiarezza e opportunità sia in cose spirituali che temporali; e così tutta la Chiesa, forte di tutti i suoi membri, compie con maggiore efficacia la sua missione per la vita del mondo.

 

VOCAZIONE UNIVERSALE ALLA SANTITA’ [40, 388-389]

Il Signore Gesù, maestro e modello divino di ogni perfezione, a tutti e a ciascuno dei suoi discepoli di qualsiasi condizione ha predicato quella santità di vita, di cui egli stesso è autore e perfezionatore: «Siate dunque perfetti come è perfetto il vostro Padre celeste». È dunque evidente per tutti, che tutti coloro che credono nel Cristo di qualsiasi stato o rango, sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità e che tale santità promuove nella stessa società terrena un tenore di vita più umano.

 

  1. APOSTOLICAM ACTUOSITATEM

LA VOCAZIONE DEI LAICI ALL’APOSTOLATO – I fondamenti dell’apostolato dei laici [3, 918]

I laici derivano il dovere e il diritto all’apostolato dalla loro stessa unione con Cristo capo. Infatti, inseriti nel corpo mistico di Cristo per mezzo del battesimo, fortificati dalla virtù dello Spirito Santo per mezzo della cresima, sono deputati dal Signore stesso all’apostolato.

LA VOCAZIONE DEI LAICI ALL’APOSTOLATO – La spiritualità dei laici in ordine all’apostolato [4, 922]

Siccome la fonte e l’origine di tutto l’apostolato della Chiesa è Cristo, mandato dal Padre, è evidente che la fecondità dell’apostolato dei laici dipende dalla loro unione vitale con Cristo, secondo il detto del Signore: « Chi rimane in me ed io in lui, questi produce molto frutto, perché senza di me non potete far niente » (Gv 15,5). Questa vita d’intimità con Cristo viene alimentata nella Chiesa con gli aiuti spirituali comuni a tutti i fedeli, soprattutto con la partecipazione attiva alla sacra liturgia.

LA VOCAZIONE DEI LAICI ALL’APOSTOLATO – L’apostolato di evangelizzazione e santificazione [6, 933-934]

Ciò viene effettuato soprattutto con il ministero della parola e dei sacramenti, affidato in modo speciale al clero, nel quale anche i laici hanno la loro parte molto importante da compiere « per essere anch’essi cooperatori della verità » (3 Gv 8). È specialmente in questo ordine che l’apostolato dei laici e il ministero pastorale si completano a vicenda. Molte sono le occasioni che si presentano ai laici per esercitare l’apostolato dell’evangelizzazione e della santificazione.

LA VOCAZIONE DEI LAICI ALL’APOSTOLATO – L’azione caritativa [8, 947]

I laici dunque abbiano in grande stima e sostengano, nella misura delle proprie forze, le opere caritative e le iniziative di « assistenza sociale », private pubbliche, anche internazionali, con cui si porta aiuto efficace agli individui e ai popoli che si trovano nel bisogno, e in ciò collaborino con tutti gli uomini di buona volontà

A partire da queste considerazioni conciliari acquista significato il Consiglio Pastorale Parrocchiale come espressione della partecipazione dei laici alla vita della comunità cristiana insieme ai pastori e ai religiosi.

Nell’immediato si è trattato di rinnovare e qualificare la partecipazione, la comunione  e la corresponsabilità dei battezzati alla vita e alla missione della Chiesa, promuovendo degli organismi per questo scopo:

* COMMISSIONI PASTORALI di partecipazione, comunione, corresponsabilità e servizio operativo più concreto (preti, suore e laici)

commissione pastorale liturgica (lettori, ministri straordinari dell’Eucarestia, ministri per il decoro della Chiesa, cantori e strumentisti (giovani e adulti), coro, ministranti, animatori della preghiera (Adorazione, S. Rosario, Defunti, …)

commissione pastorale catechesi (catechisti e animatori di: iniziazione cristiana, adulti-famiglie, anziani e manca “la catechesi battesimale” che il Vescovo intende costituire)

 commissione pastorale carità e giustizia (Caritas, S. Vincenzo, accompagnatrici/tori ammalati, gruppi missionari adulti e giovani, CVS, movimento per la vita, acli, associazione don Aldo, …)

commissione pastorale giovani (inteso in senso allargato per tutti quelli che agiscono a servizio dell’età evolutiva): animatori gruppi parrocchiali, Aci, Scout, Casa del Giovane (baya), gruppo missionario giovani, associazione don Aldo, oratorio …

commissione pastorale cultura e comunicazione (associazione don Aldo, radio Alfa, cinema/teatro S. Luigi, movimento dei Focolari, gruppo Buona Stampa, gruppo S. Luca, CIF, Scienza e Vita)

  • CONSIGLI PASTORALI di partecipazione per il discernimento e orientamento pastorale generale, di collegamento diocesano e di unità pastorale, di comunione parrocchiale (preti, suore e laici):

Consiglio Pastorale Parrocchiale (CPP): 2 laici per ogni commissione, 1 per il consiglio economico, 2 laici per la parrocchia di Casalpoglio, 3 adulti e 3 giovani scelti dall’Assemblea Eucaristica Domenicale, 3 laici indicati dal parroco e i partecipanti di diritto (parroco, vicario e superiora delle religiose)

Consiglio Parrocchiale per gli Affari Economici (CPAE): 6 laici + parroco, vicario e superiora delle religiose

Consiglio dei Gruppi di Animazione Pastorale delle Frazioni(GAP): due o

più laici scelti dalle singole frazioni che ne costituiscono il Consiglio.

 

NB: mantenere qualche volta e a seconda dei bisogni una “ASSEMBLEA

       PARROCCHIALE” per tutti i gruppi insieme, come segno di UNITA’ di tutta la

parrocchia.

Tutti questi organismi di partecipazione hanno in comune il sensus fidei del Popolo Santo di Dio che è a Castel Goffredo e il desiderio di contribuire nella carità reciproca alla realizzazione del Regno di Dio nella nostra storia. Per questo è determinante il CONSIGLIO

che è il 3° dono dello Spirito Santo; non è con il potere esercitato alla maniera del mondo che si vive nella Chiesa, ma con l’ascolto e il discernimento fraterno sotto l’azione dello Spirito Santo. E’ con questo augurio che apro il cammino del nuovo Consiglio Pastorale Parrocchiale dal 2018 al 2021, secondo lo statuto e il regolamento propri.

 

SCELTA DEI FEDELI DELLE SS. MESSE

PER IL NUOVO CONSIGLIO PASTORALE PARROCCHIALE 2018 – 2021

 

ADULTI                                            VOTI                                       GIOVANI_____     VOTI

  1. Acerbi Fabio                       329                             Prignaca Pierluigi         311
  2. Gorgaini Mariangela       221                             Remelli Simone             306
  3. Arrighi Leonardo             213                             Gobbi Simone                 223

 

  1. Maiorano Claudio 188                             Schenato Paola              210
  2. Chitò Luciana 174                                    Rossini Devis                  184
  3. Pedretti Giacomo 121                              Parise Jacopo                 139
  4. Fanelli Davide 120                                 Vergna Mirko                   129
  5. Lombardi Mariangela   70
  6. Bonesi Claudio   56
  7. Sommi Gianni 47
  8. Leoni Simone 46
  9. Maccabiani Lidia 24

 

NB: passano i primi tre degli adulti e dei giovani

TOTALI VOTANTI:                        919

SCHEDE BIANCHE PER GLI ADULTI:                         38

SCHEDE NULLE     PER GLI ADULTI.                           15

SCHEDE BIANCHE PER I GIOVANI:           84

SCHEDE NULLE      PER I GIOVANI:       7

 

DELEGATI DELLE COMMISSIONI PASTORALI

AL NUOVO CONSIGLIO PASTORALE PARROCCHIALE

 

  1. Commissione Liturgica =          Musa Adriana e Zaccheo Fabio
  2. Commissione catechesi =          Boscato Lida e Cerutti Antonella
  3. Commissione Carità =                Beccari Stefano e Rodella Tiziana
  4. Commissione Giovani =             Bombana Gianfranco e Pinelli Fabio
  5. Commissione Cultura =             De Bortoli Attilia e Bocchi Corrado
  6. Consiglio Affari Economici =    Azzini Leonardo

 

Delegati dalla Parrocchia di Casalpoglio = Lombardi Sergio e Gonella Elisa

Scelti dal parroco (cfr. Statuto ) = Belli Guido, Bergamini Ada, Vareschi Davide

Partecipi di diritto: il parroco, il vicario, la superiora delle religiose