Guido Belli: “Molveno si avvicina per i giovani di prima e seconda media”

Ancora poche settimane all’inizio dei campi estivi organizzati dalla Parrocchia di Sant’Erasmo V.M. di Castel Goffredo. Ad inaugurare la nuova stagione saranno i 54 ragazzi della seconda media che, dall’1 al 9 luglio, vivranno la loro esperienza nella casa “San Luigi” in Località Pradel a Molveno (TN). Ad accompagnarli, oltre a don Matteo Palazzani, gli educatori alla fede Andrea Buffi, Andrea Durosini, Anna Compri, Filippo Bellanza, Giulia Piva, Matteo Cerutti, Matteo Polini e Samuele Malacarne. Seguiranno, dal 9 al 16 luglio, i trentotto ragazzi della prima media, accompagnati da don Giuseppe Bergamaschi e dagli educatori Alberto Medola, Andrea Forante, Angelica Bertasi, Damiano Pacchioni, Luca Pedercini, Martina Negrisoli, Sofia Garbin e Virgini Viola, alla loro prima esperienza di animatori ai campi estivi. Responsabile di entrambi i campi l’educatore e catechista Guido Belli, al quale abbiamo chiesto di darci qualche anticipazione sull’avventura che vivranno i ragazzi.

 Quale tema affronterete nei due campi?

Insieme agli educatori ci siamo proposti di interpretare, attraverso i campi, le esperienze dei preadolescenti attorno al Libro dell’Esodo, che secondo noi esprime bene la molteplicità delle “uscite” e delle “entrate” che i ragazzi della scuola media vivono sulla loro pelle, accompagnate dal fascino dell’avventura, del nuovo, del rischio, ma anche dalla paura e dall’insicurezza che li spingono alla rinuncia dei “grandi sogni”.

 Quali obiettivi vorreste raggiungere attraverso questa “rilettura” dell’Esodo?

La preadolescenza è, in un certo senso, l’età dell’esodo e l’estate è il periodo migliore per far fare ai ragazzi esperienza dell’Esodo. Sappiamo bene che l’estate viene, generalmente, concepita come un tempo di evasione, di disimpegno, di sconsiderata ricerca di rottura della routine segnata dalla scuola e dalle altre attività, dai ritmi di occupazioni che riempiono in modo sempre più ossessivo le giornate dei ragazzi. L’estate è vacanza, è cambiamento; spesso però, senza sapere esattamente dove o come cambiare, quante volte vediamo i nostri ragazzi disorientati… Con l’esperienza del campo vorremmo stimolare in loro il gusto dell’appartenenza al gruppo (inteso come membra vive del corpo di Cristo), come occasione privilegiata per la loro formazione cristiana. L’obiettivo ultimo è, in sostanza, fare capire ai ragazzi che nel gruppo possono sperimentare e riconoscere il modo più congeniale e naturale di “essere Chiesa”, di fare parte di un popolo che Dio si sta costruendo.

Interessante, ma come pensate di farlo?

L’Esodo è un cammino, il cammino del popolo di Israele verso la libertà dalla schiavitù del faraone. I ragazzi, durante i campi, verranno stimolati a rivivere l’avventura storica e spirituale degli israeliti quando fuggirono dall’Egitto per incamminarsi verso la terra promessa. Lo faranno attraverso la “ricostruzione” dei vestiti, del linguaggio, dell’ambientazione, ecc… Una ricostruzione che non sarà arbitraria, né però calata dall’alto, ma legata alla psicologia dei preadolescenti e alle loro concrete esperienze di vita. Abbiamo, a questo fine, cercato di individuare i momenti caratteristici dell’Esodo, per riproporli come analogia con i momenti distintivi della crescita dei ragazzi, per incoraggiarli a immaginare tutto ciò che potevano sperimentare gli israeliti quando furono invitati a uscire da un territorio in cui stavano a disagio (anche se era familiare e conosciuto) per avventurarsi verso un paese nuovo che non conoscevano, ma che era legato alla memoria dei loro antenati e che a loro, come schiavi, richiamava l’idea di libertà, di gioia, di felicità. Questa fortissima aspettativa determinò il popolo di Israele a partire, a lasciare la vita che faceva, per affrontare il rischio di un cammino che l’avrebbe condotto al cuore del proprio sogno. Così iniziò un lungo viaggio…

Quindi i campi saranno un cammino, un viaggio…

Sì, entrambi i campi saranno la storia di questo viaggio, guidato da Mosè e dalla sorella Miriam. Saranno impostati sull’esperienza ebraica del “camminare”, dello “spostarsi lungo un sentiero”, dell’“uscire da…per andare verso…”. In particolare, sarà il momento “dinamico” del Libro dell’Esodo ad essere preso in considerazione, nei suoi eventi reali e nei suoi significati religiosi. Per tutta la durata dei due campi si farà emergere quanto c’è di simile tra il cammino del popolo di Israele e la “vita quotidiana” dei ragazzi.

Quindi c’è anche la volontà di “far camminare” insieme i ragazzi, come gruppo…

Certamente. Durante l’esodo verso la terra promessa, gli israeliti hanno cominciato a incontrarsi tra loro, anche con persone che non conoscevano e con cui non avevano molta familiarità, hanno affrontato difficoltà, spesso paure, rimpianti, dubbi. Ognuno, nel camminare, ha trovato accanto a sé compagni di viaggio scomodi, noiosi o forse generosi, incoraggianti. Il viaggio era lungo e le giornate felici si alternavano a giornate tristi che facevano perdere la speranza. Ma, stando insieme, si sentivano uomini più coraggiosi che distribuivano fiducia, aiutavano a sfidare le paure e le resistenze di chi si accasciava e rinunciava a continuare. Queste infinite situazioni verificatesi nell’evento dell’esodo ebraico, diventano le mille situazioni quotidiane da saper leggere e dentro le quali costruire il proprio “cammino di liberazione”. I campi proporranno tutte queste esperienze in modo graduale, evidenziandole opportunamente, per favorirne una lettura critica, che rimanga nei ragazzi come strumento e metodo nella loro formazione.

Un viaggio, insieme, che li condurrà ad una scoperta…

Esattamente. L’Esodo, come ho detto, è un tempo di “uscita” dalle abitudini, da un ambiente troppo consumato e protettivo che soffoca tante voglie di libertà, da una cerchia ristretta di amicizie per gustare l’avventura di un richiamo a qualcosa di nuovo, di insolito, di grande. Qualcosa che, per i ragazzi, ha il sapore della libertà. Come il popolo di Israele, anche i preadolescenti affronteranno un cammino arduo, impegnativo, ma carico di speranza. È su questo “camminare” che, durante i campi, si formeranno riflessioni ed esperienze per convincere che stare insieme è bello, quando Dio guida il cammino.

Ad ogni passo, ci sarà una domanda di “novità”…

Insieme ai ragazzi scopriremo compagni di viaggio (simpatici, coraggiosi, scomodi, esemplari, fastidiosi), ma saranno pur sempre i nostri compagni di viaggio; l’ambiente, in cui spesso viviamo con disattenzione (l’acqua, il fuoco, il buio, i monti, la salita, i pericoli…); gli eventi, le “cose che capitano” (gesti vuoti o carichi di senso, esperienze emozionanti o difficili da accettare, ma tutte realtà che saranno per noi il “luogo”, le occasioni attraverso cui Dio dialoga con noi e noi con Lui); adulti e grandi, nostri compagni di viaggio che ci fanno da guida, ci sostengono, persone di cui scopriremo che possiamo fidarci, perché sono qui per noi.

Dunque…

Dunque non ci resta che partire in questa avventura.