IV Domenica di Pasqua, don Bergamaschi: “La Voce permette di vedere”

Nell’omelia di questa domenica, mettiamoci subito in profondo ascolto della Voce che ci ha detto la Parola con cui Gesù si rende presente a ognuno di noi oggi, carissimi fratelli e sorelle, castellani tutti. Vi invito a mettervi in silenzio per ascoltare Lui, evitando disturbi, distrazioni o altre cose da fare in questo momento in casa vostra. Saremo allora davvero le pecore, tutti insieme, come comunità, che ascoltano la sua Voce! “In verità in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore.  Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti ad esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei”

Per comprendere correttamente, occorre ricostruire la scena collocandola nell’ambiente palestinese. Nel recinto sono alloggiati di solito diversi greggi, appartenenti a svariati padroni-pastori che, per la notte, affidano le proprie pecore alla sorveglianza di un guardiano. A quel tempo non avevano greggi di grandi numeri, ma con poche pecore. Al sorgere del mattino, all’alba, si presentano i vari pastori. E ciascuno chiama le proprie pecore che, così, escono fuori e lo seguono. Pur confuse, mescolate insieme alle altre, le pecore rispondono unicamente alla chiamata del proprio padrone-pastore. Non vanno dietro a un altro pastore, che per loro risulta “estraneo”. E’ la voce che permette il riconoscimento. “Un estraneo … non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei”. Ci fermiamo qui, perché questa è la chiave interpretativa di tutta la similitudine, che invece i suoi interlocutori (i farisei, i capi giudei dipinti come ciechi nel capitolo precedente del cieco nato) non capiscono. Anche noi cristiani, confusi, mescolati in mezzo a tutti gli altri uomini, siamo chiamati a riconoscere la Voce dell’unico Vero Pastore.

Vedete: le pecore, nel recinto, durante la notte, possono provare l’impressione di aver perduto il pastore, di essere state abbandonate da Lui! Anche in questa situazione grave di pandemia mondiale forse la nostra fede vacilla e diciamo o sentiamo di aver perduto il nostro pastore! Dove è andato? Dorme? Perché non fa qualcosa? (e noi sotto sotto speriamo il miracolo!). Viviamo anche noi il mistero della notte, della morte, della perdita, quando non si vede bene dove andare, cosa fare, come quando Gesù dormiva tranquillo sulla barca mentre gli Apostoli erano impauriti dalla tempesta! Ma ci dice: perché temete? Non avete ancora fede?

Ma le pecore ritrovano il pastore al mattino presto, non quando lo possono vedere di giorno, ma all’alba, quando c’è ancora chiaroscuro; infatti lo riconoscono “ascoltando la sua voce”, non vedendolo. Allora avviene l’incontro, il riconoscimento reciproco, grazie ad una specie di “liturgia della voce”. E’ la voce che permette di distinguere il pastore dagli estranei. E’ la voce che restituisce ciò che è stato sottratto agli occhi. Perché all’alba non c’è ancora luce piena. Lo riconoscono solo dalla voce. Ma vi ricordate? Pure Maria di Magdala, la Maddalena, il mattino di Pasqua, quando si affida al vedere, si sente autorizzata solo a piangere perché vede solo ciò che le è stato tolto:” Hanno portato via il mio Signore dal sepolcro e non so dove l’hanno posto”, e vede con gli occhi il giardiniere, non Gesù. Quando riconosce Gesù presente Risorto? Lo riconosce solo al suono della voce: Maria! E lei: Rabbunì! Gli occhi non le hanno consentito di riconoscerlo. Di fatto l’hanno scambiato per il giardiniere. Gli occhi ingannano! Ma la voce non tradisce. La voce permette di vedere. Quel timbro, quel tono, il nome pronunciato in quella maniera fanno scoccare la scintilla del riconoscimento e della fede. Anche lei, come le pecore, riconosce il Pastore quando lo sente pronunciare il proprio nome. Dice il testo:” Chiama le sue pecore, ciascuna per nome”. Ciascuna riconosce il proprio nome nella voce del Pastore. Miei cari fratelli e sorelle, non si incontra Gesù perché lo si vede, né tanto meno nei miracoli, ma perché lo si sente, sentiamo la sua voce nella Parola! Ancora una volta è posta qui davanti a noi la necessità dell’ascolto, del sentire, della Scrittura cui dar voce nella comunità per arrivare alla gioia dell’incontro con Lui, del riconoscimento reciproco, di Lui e nostro, per arrivare alla gioia della fede, impagabile dono dell’essere sue pecore, di appartenere al suo gregge. Ma si tratta di un Pastore che si occupa non solo del gregge, di una massa, ma delle singole pecore.

E proprio questo rapporto personale, intimo, all’insegna della unicità, è quello che si stabilisce tra noi e il vero Pastore, mediante la sua voce ascoltata, rispetto a tutti gli altri che sono invece abusivi, estranei, ladri e briganti. Quanti oggi si pavoneggiano da maestri, pastori, capi, guide, che ci riempiono le orecchie di promesse, ci coprono di immagini (ma gli occhi ingannano!) a suggerirci le strategie per salvarci, di soluzioni facili all’insegna di un farmaco o di un vaccino che ci guarirà o di una formula economica immediata che ci risolleverà subito da questo disastro … e ad ascoltarli bene si contraddicono, sono divisi, non sanno bene come tirarci fuori da questa situazione, urlano uno più forte dell’altro per avere più audience, per arrivare primi, mentre le pecore muoiono di malattia o di economia! E Gesù continua:“ Tutti coloro che sono venuti prima di me , sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato: entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”. I predicatori del progresso scientifico e tecnologico ci hanno assicurato che ormai il mondo era nelle nostre mani, la globalizzazione stava in un clic, oserei dire in un delirio di onnipotenza… e siamo a terra! Gesù invece dice di essere semplicemente una porta, una porta di servizio, perché è il vero Pastore! Infatti presso il tempio di Gerusalemme, dove Gesù tiene questo discorso, c’era la porta delle pecore, dove passavano quelle che dovevano venire sacrificate per i sacrifici cultuali. Dicendo che Lui è la porta che immette nel luogo del sacrificio non fa nient’altro che ribadire il dono della sua vita nella Pasqua, come agnello, (o pecora), immolato sulla Croce e fatto risorgere dal Padre a sigillo del suo Amore infinito per gli uomini, perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.

Lui sì che salva!,  se però ascoltiamo la sua voce e lo seguiamo, non gli altri! Tutti gli altri, capi, guide, leaders e maestri di ogni genere (sia in campo politico, culturale, scientifico o anche religioso) svolgono una funzione positiva nei confronti dell’umanità, se e nella misura in cui dicono, insegnano e fanno cose che sono in linea, in armonia, con ciò che ha detto, ha insegnato e ha fatto il vero Pastore. Altrimenti, malgrado le apparenze, malgrado l’eventuale successo e popolarità, in realtà fanno più male che bene: alla fin fine risulteranno” ladri e briganti”, non pastori. (Pasteur, prima di andare in laboratorio, pregava; non so gli altri). E’ una “pretesa” molto impegnativa questa. Chi tra gli uomini potrebbe avere la presunzione di affermare una cosa simile? E infatti solo Gesù può permettersi di parlare a questo modo: perché lui solo è “la Parola di Dio” in carne e ossa, lui solo ha dato la vita per tutti, lui solo è risorto da morte, lui solo è “il Signore”, come dice Pietro nel discorso di Pentecoste, ascoltato nella prima lettura degli Atti degli Apostoli, o “il Pastore e custode delle vostre anime”, come suggerisce nella sua prima lettera. E questo fa si che io non sono per Lui uno tra tanti, ma unico. Non sono per Lui un numero, non sono una pedina, interscambiabile, nel vasto scacchiere del mondo. Per Lui, perché offre la sua vita abbondante a me, sono un essere unico, inconfondibile, irripetibile. Non esiste per Lui l’uomo medio, l’uomo tipo o standard. Questo esiste solo nelle statistiche, non per Lui, il vero Pastore. Quanti numeri ci danno in questi giorni i Soloni di turno! Anche i morti sono numeri, per gli altri, per gli estranei! Non per Gesù!

Allora attenti, cari cristiani, a saper ascoltare bene la voce del nostro Maestro, distinguendola dalla voce di tutti quelli che non lo sono. E’ qui, in questa liturgia della voce, a Messa, che risuona il nostro nome proprio. E’ qui, quando sentiamo la sua voce proclamata, che Lui si rivela! Ed ecco perché abbiamo bisogno del Lettore, del Sacerdote o del Diacono che diano Voce alla Parola, perché è Parola viva! E perciò non va semplicemente letta da soli con la propria mente, ma ascoltata in Comunità, come nella catechesi, negli esercizi spirituali, nei ritiri o nei vari incontri: sono tutte forme di proclamazione della Parola da ascoltare, non solo da leggere! Successivamente, seminata e depositata nei nostri cuori con la Voce, la Parola poi potrà essere meditata personalmente, ma non prima. E’ così che si scopre la propria vocazione di essere unici figli di Dio Padre, fratelli di Gesù Cristo, familiari della SS. Trinità per mezzo dello Spirito. E così riusciamo a sentire chi dobbiamo essere e che cosa dobbiamo fare nella nostra vita e nel mondo. Scopro la mia personale vocazione, oggi Giornata Mondiale di preghiera per le vocazioni dal titolo “Datevi al meglio della vita!”, nel rapporto intimo con Gesù mediante l’ascolto e la sequela della sua voce:” Le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce”.

Allora, quell’essere chiamato per nome dalla voce, come la Maddalena e ciascuna pecora, non è solo un fatto di riconoscimento, per cui so chi sono e chi è Lui, Gesù! Ma quella voce è anche un appello. E’ una sollecitazione a muovermi, a mettermi in cammino, a tener dietro al Pastore (le pecore lo seguono e Lui cammina dinnanzi)! Non è una voce solamente consolante, ma è un perentorio segnale di risveglio al mattino … di Pasqua, come ogni domenica, Pasqua settimanale! Dopo la notte ci sarà sempre l’alba di un nuovo giorno fino all’eternità, che ci chiamerà a seguire Lui per nuovi sentieri; infatti la risposta a quella voce la si dà … lungo tutta la lunghezza della strada della vita, senza paura, con gioia perché il nostro Buon e Vero Pastore ci da la vita e la vita in abbondanza, in pienezza, non a gocce, non una vita qualunque, misera e insignificante, ma unica e irripetibile. Altro che minimalismo cristiano, ma pienezza e pienezza di gioia, di vita, di un di più di Amore continuo che nessuno ci potrà togliere, nemmeno il corona virus, perché Lui è il Risorto, il Vittorioso nell’ Amore!.