Natale 2020: un libro da regalare, uno da leggere, uno da regalarvi…

Il Natale all’epoca della Pandemia si avvicina. Nel ricordare a tutti e a tutte che sarebbe bello fare acquisti nei negozi e nelle attività commerciali del proprio paese, colgo l’occasione per scrivere alcune note, sollecitate come sempre dal nostro direttore – che non posso che ringraziare per la sua fiducia e per la sua continua e costante attività di pungolatura del mio pensiero e del mio pensare – su che libri regalare, leggere e, infine, regalarsi.

Partiamo dal volume da regalare. In queste settimane le librerie traboccano di novità. Muoversi e orientarsi fra queste è davvero difficile. Tuttavia, io sono a consigliarvi “Alfabeto Simonen” di Alberto Schiavone (testi) e Maurizio Lacavalla (disegni), edizioni BD; un abbecedario su Georges Simenon (1903 – 1989), scrittore cult che in Italia è amato grazie allo splendido lavoro dell’editore Adelphi che, da anni, sta cercando di pubblicare la sua opera omnia. Se non avete mai letto Simenon, questo volume è perfetto per cominciare: c’è tutto il Simenon che conta, da Maigret alle donne, dal giallo all’avventura, dalla biografia – mitica e non solo – alla solitudine della fine. Se, invece, siete già suoi appassionati lettori… beh, avete di che divertirvi. Vi basti pensare che Maigret non è – scelta splendida – alla lettera M e che la storia di Simenon è raccontata anche, e non solo, come storia delle sue storie. Insomma, un volume ben fatto con scelte stilistiche che sorreggono, con sapienza, la narrazione. A gennaio avremo ospite l’autore in radio a Scaffale Alfa Pop – L’immaginario è ciò che ci circonda, e con lui parleremo di questo lavoro (del quale, in parte, conosco la gestazione).

Per quanto riguarda, invece, il Natale in casa, al caldo, sul divano, senza finalmente il computer che, in questi mesi, ci ha fatto da protesi (come sognava il compianto Jobs), vi consiglio “Il vento idiota” di Peter Kaldhem (senza dubbio uno dei libri più belli letti quest’anno) dell’editore EO. Avete presente On the road di Jack Kerouac? Ecco, questo è il remake perfetto. Trent’anni dopo quell’epica avventura che fondò la letteratura statunitense contemporanea e, soprattutto, diede voce a una generazione, Kaldhem riprende lo zaino in spalla e riparte. Come fece Kerouac… Sulla stessa strada… Il viaggio è lo stesso, l’America no. Neppure il Mondo. Di conseguenza, neppure l’avventura che ne deriva. Secco senza essere amaro; dolce senza cadere in un vaso di miele; asciutto come una carne che ha dato buon brodo, il romanzo ci consente di viaggiare sentendo, come nel caso dell’originale, la strada sotto i piedi, la polvere negli occhi e la sete nella gola. Si scopre parecchio di quegli Stati Uniti a noi sconosciuti e, allo stesso tempo, si guarda a a quel mondo che, a ben vedere, non è così lontano dal nostro. Non vi deluderà questo viaggio, come quelle pagine e come le sue parole. Vi si attaccheranno addosso, e sarà molto piacevole.

Infine, come non pensare a farci un regalo. Chi scrive usa questo alibi per giustificare parte dei libri che acquista. Non è brutto farsi un regalo, soprattutto di questi tempi dove siamo chiamati a stress emotivi forti. In gennaio seguirò un corso del filosofo Pier Aldo Rovatti, una delle voci più interessanti nel povero panorama della filosofia nostrana. Rovatti resta un faro che, dalla sua Trieste, da decenni manda la sua luce in un’Italia ormai avvolta dalle nebbie del chiacchiericcio e del “ci sono altre priorità”. In questo corso Rovatti prenderà in esame Basaglia e la sua rivoluzione. Il corso partirà da un libro che, a sua volta, testimonia un corso universitario del 2006/2007 che Rovatti tenne a Trieste poco prima del suo pensionamento. Il titolo del volume è “Restituire la soggettività” (AB editore, collana 180). In un’epoca che sta cancellando, giorno per giorno, l’empatia verso le altre persone, queste pagine sono preziose. Restituire la soggettività parla del “noi” contro “l’io” che imperversa e domina. Se questo non basta, allora direi che un libro non è quello che ci serve e che è meglio, dunque, che rimanga dove è rimasto fino ad ora: negli scaffali. A quel punto abbiamo Netflix, con ottimi prodotti d’intrattenimento. Non è un male, ci mancherebbe… In fin dei conti, è un nostro diritto quello di (continuare a) non pensare.

Buon Natale a tutti e tutte, nella speranza che il 2021 sia migliore… ce lo meritiamo tutti e tutte.