Il Natale alla Rsa Il Gelso: tra i nostri anziani “eroi” dal cuore colmo d’amore

Passano i mesi, le settimane, i giorni le ore e noi siamo ancora qui: chiusi. La notizia più importante è che stiamo tutti più o meno bene, per quanto bene si possa stare dopo il traguardo degli ottant’anni. Sfido chiunque a non avere acciacchi nel corpo e nel cuore; diciamo che il covid non ci sta facendo del male, nella speranza che continui così, considerando le terribili notizie provenienti delle Case di Riposo, che tutti abbiamo imparato a chiamare RSA, anche non lontane da noi. Una vera e propria guerra, in tutti i sensi.

Dovete sapere che tutte le mattine, dopo la lettura dell’almanacco, coi santi del giorno, i nati e morti importanti e gli avvenimenti legati a quel giorno o a quel periodo, leggiamo la Gazzetta di Mantova per non essere avulsi da quello che succede fuori di qui. Alcuni mesi, fa mentre leggevo i nomi e le storie dei nuovi Cavalieri d’Italia proclamati dal Presidente Mattarella, ho alzato gli occhi incrociando gli sguardi degli anziani del Gelso, metaforicamente gli anziani di tutta Italia, e ho pensato: sono questi i mei cavalieri.
Ho messo i miei occhi nei loro sguardi compassionevoli e non rassegnati e ho pensato che, in fondo, gli anziani sono i nostri eroi silenziosi; persone che non si arrovellano nel dubbio se “aprire” o no, che non dibattono di zone rosse o gialle, che non diventano improvvisamente virologi o dottori, che non si lamentano, ma accettano con serenità e pazienza quello che sta capitando, fidandosi di chi sta guidando la barca e remando nella stessa direzione, se necessario. Ancora una volta gli anziani sono di grande insegnamento: saper aspettare, saper lottare in silenzio, saper accettare, saper andare avanti con quello che si ha è tipico della loro generazione, così lontana dai nostri tempi dove tutto ormai è “usa e getta”. 
Ecco, questi sono i miei cavalieri, eroi silenziosi, che come sentinelle fanno guardia ai confini del Gelso e se anche stanno soffrendo per la mancanza di un abbraccio in più, sanno aspettare con grande dignità.
 
Rispetto a quasi tutte le RSA del territorio, noi continuiamo a fare in modo che i parenti possano venire al vetro per incontrare i propri cari. Tutto in sicurezza chiaramente. Manca l’abbraccio o il contatto fisico, ma quegli occhi che si incontrano e si riconoscono sono quanto di più dolce e profondo si possa vedere in vita. Occhi che quasi sempre si bagnano, che trattengono a stento lacrime pudiche, che sono dei chiari “Ti voglio bene”, non detti ma sentiti. I nostri nonni, capaci di dire “ti voglio bene” più con le azioni che con le parole.
 
Quando sono a casa, durante il mio turno di riposo, non potendo di fatto avere una vita comunitaria, talvolta mi “spengo”. È vero, si potrebbero fare mille cose, anzi si dovrebbero fare, ma fare le cose da soli è molto più difficile; non so come potrà essere il futuro del mondo con questo tanto declamato “Smart working”. Così non vedo l’ora di ritornare al Gelso e sperare (o illudermi) di essere utile, perché col tempo si rafforza la vecchia regola: “più dai più hai”. E io ho la grandissima fortuna di lavorare e di conseguenza vivere gran parte della mia giornata, accanto a persone che sanno insegnarti tanto, anche con uno sguardo, un sorriso.
 
Quest’anno i bambini delle elementari ci stanno mandando dei disegni, dei lavoretti, delle lettere. È l’incontro di cuori puri, da una parte e dall’altra. In fondo basta poco… Basterebbe poco anche a noi, affaccendati nei nostri affanni quotidiani… I disegni e i biglietti li abbiamo appesi intorno al nostro ottagono, dove quotidianamente ci troviamo. Questa mattina un anziano stava copiando su un foglio di carta stropicciato una frase; incuriosito gli ho chiesto quale fosse, ed ecco fatto: “È Natale ogni volta che facciamo nascere l’amore nei nostri cuori”. Un guizzo di poesia e tutto prende senso. Una frase che potrebbe sembrare scontata e retorica ma che, grazie a questo gentile e dolce gesto, per me diventa la più importante di questo Natale. Quindi a tutti voi Buon Natale!!!