“Il Tempo è in noi, ma è di Dio”: riflessione di fine anno di don Luigi Trivini

Ormai prossimi alla conclusione dell’anno civile, mi viene spontaneo fermare l’attenzione sul significato del tempo. E’ sempre un argomento che affascina e cattura la nostra attenzione. Sia il tempo atmosferico, sia quello che ci è dato da vivere. In realtà però si rivela sempre un falso problema, perché di fatto non interessa a nessuno. Nessuno può determinare qualcosa riguardo al tempo.  Un mio professore, esimio per preparazione e cultura, mons. Giovanni Volta, professore di teologia, Assistente centrale all’Università Cattolica e poi vescovo di Pavia, ci osservava che quando due o più persone s’incontrano e non hanno niente da dirsi, cominciano sempre a parlare del tempo. Tutti sembrano preoccupati, ma in realtà non interessa a nessuno, perché nessuno può determinare qualcosa a riguardo del tempo.

Fuori dall’immagine si può dire che quando non si ha niente da dire si parla del tempo, argomento che sembra interessare tutti, ma che in realtà non interessa a nessuno, perché, che se ne parli o meno, lui trascorre al di fuori e oltre tutti noi. A me interessa sia come uomo, sia come cristiano, fermarmi a riflettere sul tempo, non tanto quello atmosferico, quanto quello interiore, nel quale si svolge la nostra vita. La prima affermazione che mi sembra logica è che il tempo non è qualcosa che sta fuori di noi o attorno a noi. Noi non siamo in una sorta di bolla avvolti dal tempo, nemmeno come il pesce nell’acqua. Invece dobbiamo pensarlo così parte di noi stessi da riconoscerlo solo nel suo svolgersi e nel suo manifestarsi. E’ tempo il nostro” farci” in tutti i campi: quando prendo atto che la mia intelligenza si sta sviluppando e assisto in me al passaggio dalla non conoscenza alla conoscenza è tempo; quando riesco a fare una cosa che prima non riuscivo è tempo; il raggiungere una meta è tempo. Il nostro stesso realizzarci è tempo. Tempo allora è determinarci per stadi successivi, dove la persona mano a mano prende coscienza di se stessa in modo sempre più profondo.

Il tempo però è anche sinonimo di limite. Ci dice che non intuiamo la verità in un colpo solo, ma abbiamo bisogno di un cammino, di tappe. In certi momenti della nostra vita sono tappe veloci perché le nostre capacità sono fresche. Passando gli anni, sappiamo tutti quanto diventa più faticoso e difficile. Se questa è una condizione del nostro vivere, non deve diventare una minaccia e tantomeno un capestro. Si agganciano delle considerazioni preziose per la nostra persona. Se il tempo è parte costitutiva della nostra condizione umana dobbiamo concludere che siamo tutti uniti, parliamo la stessa lingua, siamo un unico corpo. Ci impone di riconoscere che ciò che siamo è la conclusione di un lungo cammino fatto precedentemente e, dopo di noi, ci saranno altri che lo continueranno.

E’ questo il concetto di relatività della nostra condizione umana, che non si realizza solo in dimensione cronologica, ma anche in senso qualitativo. E’ necessario che la persona prenda coscienza del suo tempo, non come minaccia, ma come completezza: cogliersi creatura, legata al tempo, significa cogliersi in rapporto con Colui che e fuori dal tempo e ci ha creati; vuol dire cogliersi orientati all’eternità. L’unico atteggiamento che dobbiamo evitare è considerare il tempo come valore a sé stante e quindi da usare a nostro consumo e soddisfazione. E’ l’errore più grossolano che facciamo abitualmente, perché in questo modo il tempo verrebbe a sostituire Dio; diventa lui stesso dio. E’ ovvio l’errore: se noi riferiamo ad una creatura le caratteristiche di Dio, è l’inganno peggiore.

Però non spaventiamoci, il relativo richiama per natura sua l’assoluto. Per noi l’Assoluto è Cristo, che è venuto nel tempo, ha “compiuto” il tempo e si propone a noi nell’eternità. Vale a dire che ci sarà sì una evoluzione storica della nostra condizione umana e ci sarà certamente quella conclusione che noi crediamo nella nostra professione di fede (credo la vita che verrà), ma ogni esperienza umana, ogni espressione che parte da noi ha il suo logico sviluppo e conclusione soltanto in Cristo, altrimenti rimane sempre monca e inconclusa.  Questo lo possiamo constatare moltissime volte di fronte a tantissime opere dell’uomo, a partire dalle scoperte, anche le più straordinarie, ma ancor più nelle scelte di vita, nei rapporti.

Allora il nostro essere tempo non si realizzerà consumandolo a nostro piacimento, nemmeno pensando di averne tanto a disposizione (un vita lunga), ma solo se è orientato a Cristo e a tutto ciò che Lui ci dice. Sarà un tempo completo quando noi ci mettiamo in preghiera perché, in dialogo con Cristo ci realizzeremo in Lui; sarà un tempo completo quando operiamo nella carità, perché condividiamo con gli altri il nostro limite e insieme realizziamo la volontà di Dio; diamo un valido contributo perché questo tempo vada verso l’eternità, compimento perfetto e totale del tempo.