La chiusura de La Cittadella: lettera aperta di don G. Bergamaschi

Cara “Cittadella”,

prima che tu chiuda i battenti, come è stato deciso nell’ultimo Consiglio Presbiterale del 24 giugno scorso, dove tutti erano favorevoli e il sottoscritto contrario, permettimi almeno un saluto, visto che tu stai morendo lentamente nella indifferenza generale della nostra chiesa mantovana, mentre il direttore se ne è andato ( a proposito: non era nemmeno presente quando si è deciso il tuo funerale!), e mentre sul tappeto del dibattito pubblico si stanno ammassando questioni enormi, decisive per il nostro futuro e noi stiamo in silenzio.

Pare che non abbiamo argomenti o non sappiamo cosa dire e scrivere sulle tue pagine circa la libertà di pensiero e di azione che poco a poco ci viene sottratta (favorente il coronavirus!), insieme a quella libertà derivante dalle possibilità economiche sempre più ridotte ai più e incrementate invece ai soliti pochi! E nemmeno sappiamo cosa dire e fare e scrivere di fronte alla libertà assoluta del “mi piace” e del “secondo me”, sganciate da una riflessione vera sulla vita, perché basta un clic e arriva lo spot e la soluzione è alla portata semplice di tutti. La tua carta stampata, cara Cittadella, è troppo lenta, esige troppa concentrazione, lettura e pensiero e, soprattutto, ha un costo ormai insopportabile! Oggi non abbiamo molto tempo ed è più comodo far passare le notizie sul web, senza chiederci troppo chi le ha scritte e da dove vengono. E poi sai, cara Cittadella, quanti alberi risparmiamo? Ancora: non abbiamo nulla da dire circa la questione “lavoro”, “famiglia”, “educazione”, “gender”, “vita”? Sarà silenzio!?

Il distanziamento sociale (sacrosanto per arginare la pandemia! ma, funzionerà?) sta minando le fondamenta del nostro vivere sociale, e ancor più le dinamiche del nostro essere ecclesiale, togliendoci semplicemente la fiducia degli uni verso gli altri, e sostituendola con il sospetto reciproco. In compenso prosperano i potentati di internet che globalizzano a loro modo ma non socializzano. Almeno tu, cara Cittadella, ci davi la possibilità, una volta alla settimana, di sentire e vedere e chiacchierare su che cosa succedeva dalle nostre parti, nelle parrocchie, nelle associazioni, nei luoghi della bellezza, negli organismi sociali, anche se poi si poteva cadere nel pettegolezzo. Ma adesso non succederà più, perché staremo tutti zitti, ognuno davanti al proprio video e non cadremo più nella chiacchiera. Staremo zitti, cara Cittadella, anzi ci accoderemo al coro del web osannandone la sua potenza, la sua pervasività, la sua influenza sulle coscienze e anche noi ci annegheremo in questo mare indifferenziato.

E finalmente ci siamo liberati di te, o Cittadella, piccolo presidio, ma davvero troppo piccolo presidio di pensiero libero di ispirazione cattolica, quale hai cercato di essere in questi, mi pare, 75 anni di storia, per aiutare le persone a pensare con la propria testa, a valutare, a non massificarsi, a trovare nel guazzabuglio delle tensioni culturali e dei problemi enormi che l’umanità ha davanti a sé, la via tracciataci dal Maestro per portare sale e luce. Certo la lotta con i giganti del web era impari. Ma almeno tentavi di dire qualcosa di diverso. Non so adesso, di fronte alle promesse dichiarazioni di intenti, quale sarà l’esito del dibattito culturale. Ti assicuro, cara Cittadella, che il Seminatore, quando uscì a seminare, non scelse il terreno più fruttuoso o favorevole, quello adatto per la semente, quello da cui ci si può aspettare qualcosa, quello che rendeva di più. Semplicemente sparse il seme della Parola ovunque, senza escludere nessun terreno. Penso che anche noi dobbiamo mettere alla prova tutti i terreni.

Vorrei dire che dobbiamo imparare a “sprecare” la semente, a compiere numerosi gesti “inutili”, evangelicamente parlando. Multi-terreni uguale multimedialità, dove ci sarebbe stato posto anche per te, o Cittadella, magari in formato ridotto, ma saporito e collegato con tutti gli altri terreni. Sai, invece, che noi siamo sempre preoccupati del risultato, dei conti che tornano, dei numeri … alla fine sono quelli che contano! Anche se il Seminatore usava dei calcoli diversi: quelli della sovrabbondanza, della generosità sprecona, del di più della grazia, del magis, del dare e non del tenere, del perdere per riavere. Ah, dimenticavo: sai, adesso siamo in un’altra epoca; oggi bisogna andare al minimo. Vige lo stile riduzionista, un po’ in tutte le salse, e quindi anche per la comunicazione! E allora ci chiediamo angosciati: perché tanta fatica (ore e ore per scrivere La Cittadella!) sprecata? Perché si ottengono risultati così modesti? Vale proprio la pena insistere? Che cosa si guadagna? Perché tanti sforzi, tanti sacrifici, tante speranze a vuoto? E allora ti chiudiamo, cara Cittadella, e ti mandiamo in soffitta tra le cose vecchie, perché non sei più utile e costi troppo. Adesso, mia cara, ci penserà l’web e arriverà un raccolto abbondantissimo, a meno che non si finisca per raggiungere solo gli amici e gli amici degli amici, ritornando così in “sagrestia”, anche se il Seminatore aveva detto di “gridare sui tetti” il suo Regno!

E vorrei alla fine comunque ringraziarti per quello che hai fatto in questi 75 anni di vita, nel bene e nel male, quando andavi forte e quando invece tiravi il freno. E con te, un grazie sincero a tutti quelli che ti hanno curato, senz’altro con passione. Ai direttori, dal primo fino all’ultimo, ai redattori, ai giornalisti, agli impiegati, ai tipografi, ai rivenditori, vivi o defunti, va la mia gratitudine per un servizio umile, piccolo, poco gratificante, ma indispensabile, come quello dell’animazione culturale svolto per la nostra amata Chiesa mantovana.

Ps: poiché nel Consiglio Presbiterale del 24 giugno scorso è stata votata dai preti presenti, eccetto il sottoscritto, la chiusura del settimanale cattolico “La Cittadella”, mi sono sentito di rivolgerle un saluto, anche per rispetto di chi ha lavorato e degli abbonati, tra cui anche i 15 castellani. Non mi pareva giusto che questo fatto cadesse nel silenzio generale. L’ho scritta il 13 luglio; ma poiché l’hanno pubblicata sulla Cittadella solo questa domenica 26 luglio, ho chiesto al direttore del nostro “giornale on line” di aspettare fino adesso. Mi sarebbe piaciuto suscitare un piccolo confronto sulla comunicazione e il servizio culturale nella Chiesa, ma si vede che non è un discorso prioritario. A tutti i lettori il mio grazie per la pazienza e gli eventuali loro commenti. Don giuseppe.