“La vigilanza”: commento al Vangelo della prima domenica di Avvento

Il tema più emergente ed insistente di questo periodo liturgico è proprio la “vigilanza”. E’facile che questa parola risuoni in noi come una sorta di avvenimento forte, quasi un richiamo inquietante, anche perché è sempre accompagnata da avvertimenti che rimangono sospesi nella nostra mente: “Vigilate, perché non sapete né il giorno, né l’ora nella quale il Figlio dell’uomo verrà! … Egli viene come un ladro …”. Francamente io mi rifiuto di pensare che il Signore voglia prendersi gioco di noi e lanciarci degli avvertimenti che ci facciano star male. La chiave del problema sta certamente da un’altra parte. Abbiamo bisogno di capire sia il significato delle parole che il contesto nel quale sono state pronunciate. Come le udiamo ora è del tutto insufficiente.

Anzitutto cerchiamo il significato completo dell’esortazione: vigilate! La nostra reazione di fronte a questa parola è spesso una forte tensione, perché ci richiama l’imprevisto e ciò che esso può portare nella nostra vita. La conseguenza che noi ne traiamo è una attenzione esagerata su un aspetto della nostra vita, che, isolato da tutto il resto, ci rende la vita impossibile, perché piena di ansia. La conseguenza è che la nostra mente, soprattutto la nostra fantasia, lavora immaginandosi qualcosa che non è sicuramente vera, ma che ha la forza di distruggere la serenità e l’equilibrio.

La vigilanza a cui ci chiama il Signore è un’altra realtà. Inizia da una promessa che non è prevedibile dalla nostra razionalità, ma è una promessa positiva, piena di vita. Il Regno di Dio non è una minaccia, nemmeno la venuta del Figlio dell’uomo! Il primo è la promessa della piena realizzazione della nostra salvezza; il secondo ne è l’attore, promesso da tutti i profeti; è l’uomo perfetto che viene a portarci la sua solidarietà e la cui presenza è di estremo conforto alla nostra solitudine umana.

La seconda componente della vigilanza è l’imprevedibilità. Non ci deve meravigliare, non tanto per il tempo che non conosciamo, ma per l’evento in sé: Dio non si muove secondo i nostri tempi e i nostri modi; è libero. Inoltre è così al di sopra di tutto quello che ha creato che la sua presenza è sempre imprevedibile; è un mistero per l’uomo che deve raggiungere questa verità razionalmente (quindi con procedimenti lenti e imperfetti).

La terza componente è invece la nostra parte nella vigilanza. Cosa ci chiede? Come dobbiamo comportarci?  Ci chiede di guardare e considerare la profezia per sapere dove va la nostra vita. Non ha mai intenzione di incutere timore o ansia, ma di illuminare il nostro cammino. Quando noi abbiamo chiara la meta alla quale tendiamo avanziamo sicuri, incoraggiati, addirittura entusiasti e desiderosi di arrivare. Non solo, ma sapere dove devo andare mi fa fare oggi delle scelte adeguate a mettere in atto il progetto. Quindi se vogliamo sintetizzare tutto quanto abbiamo detto fin qui sulla vigilanza, dobbiamo dire che è il comportamento coerente la contemplazione della profezia che ci è annunciata, perché la nostra vita attuale sia conforme alle esigenze richieste. Non è tensione, non è ingombro psicologico, è rivelazione della Verità che si attuerà nel tempo, ma che già ora è operante.

Se noi guardiamo la nostra vita e soprattutto la cultura che ci stiamo costruendo, dobbiamo dire che non è “vigilante” perché non ha davanti a sé una profezia che la illumini; ha solo il suo progetto che viene costruito e si consuma nell’oggi; vive una vita come se fosse l’unica; vuole l’uomo protagonista assoluto, senza tener conto che lo isola da tutto e da tutti. Questa esistenza, impostata così, invece di essere l’apertura alla vita nel senso pieno del termine (Dio non ci ha creati nell’eternità, ma ci ha dato la possibilità di parteciparvi già da ora), è la “tomba” della vita perché l’uomo l’ha riempita di paure e l’ha legata alle cose caduche. Lei ne subisce le conseguenze. La vigilanza a cui ci chiama la liturgia dell’Avvento è per attingere alla vita, non per riempirla di paure e quindi di soffocarla. Il Signore verrà e noi riconosceremo in Lui il Regno di Dio realizzato tra gli uomini.