Nicola Armanini: “Accanto ai nonni del Gelso se dai ricevi molto di più”

Sono veramente tante le cose da raccontare. Innanzitutto vorrei sottolineare che, al momento, in Casa di Riposo stiamo tutti bene. Qualche febbriciattola stagionale, qualche colpo di tosse, ma fortunatamente è tutto nella norma; lo dico a bassa voce, perché la paura è tanta. Sono anche stati fatti i tamponi ai nonni e sono risultati tutti negativi. Che felicità! Preghiamo perché continui ad essere così, perché qui dentro il virus sarebbe letale.

In questi anni di lavoro al Gelso ho conosciuto molto da vicino il lutto; una “vicinanza” che mi ha permesso di considerare la morte come una parte importante della vita, un giusto epilogo. Gli anziani portano in sé l’ingenuità dei bambini e contemporaneamente la saggezza della vita, che li ha temprati attraverso tante prove, dalle quali sono usciti vincitori. Da loro mi arrivano forza ed energia, ed è una condizione che mi ricarica ad ogni incontro; sono consapevole di essere qui per loro, ma sento vera la legge che “se dai ricevi molto di più”. Il lavoro accanto agli anziani all’interno della struttura ti dona quella speciale energia che ti permette di affrontare ciò che in questo periodo sta accadendo nelle nostre comunità. È il miracolo della vita, lo stesso miracolo che sta esplodendo in colori e profumi nei nostri parchi e nelle nostre campagne, perché la vita è più forte.
Da circa un paio di settimane abbiamo fatto un ulteriore passaggio sul fronte della sicurezza: tutti gli anziani rimangono nelle loro stanze: isolati nell’isolamento. È una grande sofferenza, ma speriamo che questo sacrificio ci aiuti a combattere il nemico invisibile. Il fatto di andare nelle stanze degli anziani, con tutte le dovute precauzioni del caso, potendosi fermare con loro a parlare a tu per tu è un aspetto molto bello, che addirittura lascia sullo sfondo il peso del momento negativo; è un pò come entrare in un luogo unico e sacro, da rispettare e da osservare, dove anche i silenzi parlano.
In questi giorni sto utilizzando tantissimo lo smartphone, che si è rilevato uno strumento straordinario di contatto; facciamo tutti i gironi un sacco di videochiamate, che regalano sia agli ospiti che ai parenti attimi molto emozionanti. Gli anziani sono simpaticissimi nell’esprimersi con questo nuovo strumento e non perdono di spontaneità e di “trovate”: “Ma come so dientat vec”; “Sta a casa caro che ghè el tifo”;  “Sti toti bé? Me racumande che so totå lé”. Pennellate di quotidianità piene di vita ed emozione, che ci rendono vivi e ci donano la speranza di andare avanti. Sento molto la sofferenza e la paura dei familiari (come potrebbe essere altrimenti?), ma chiedo loro di stare uniti  e di appoggiarci, perché ce la stiamo mettendo tutta per superare ogni ostacolo.
Un plauso va alle mie colleghe che, più di me, sono in prima linea senza risparmiarsi, affrontando ogni giorno con forza, professionalità e serietà una nuova battaglia. Quando arrivo a casa crollo e mi addormento quasi subito; sembra di aver fatto un turno doppio. Non è così naturalmente, ma tanta e tale è la tensione che ti si irrigidiscono i muscoli del collo. Poi la notte mi sveglio, perché faccio degli incubi; anche questi sono segnali delle difficoltà che stiamo vivendo in questo periodo. C’è tanta voglia di normalità, di serenità, c’è voglia di tornare alla nostra vita, che oggi apprezziamo un po’ di più.

Nicola Armanini (animatore Rsa Residenza Il Gelso – Castel Goffredo).