“2021, rinascere come Maria”: la riflessione del parroco don G. Bergamaschi

E’ trascorsa una settimana dal Natale e siamo di nuovo insieme per festeggiare la sua Ottava con Maria Santissima, Madre di Dio, e la fine del 2020 e l’inizio del 2021. Festeggiare? Ma si può? Ancora in piena pandemia? E dopo un anno “drammatico”, segnato da tanti morti e malati? Un anno caratterizzato da parole come: “distanziamento sociale”, equivalente a isolamento? Tampone, con le sue variabili, mascherina e igienizzazione frequente delle mani? In un anno che ci ha visto e ci vede ancora scossi nei nostri rapporti, nell’economia, in prove di ogni genere, spesso allontanati o rifiutati o non accolti, come si può ringraziare, lodare, cantare, se si può? Sinceramente invece di parlare, stasera, mi sarei volentieri rifugiato in un eremo nel silenzio meditativo di Giuseppe e di Maria che, come ci dice il Vangelo, “custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore”. Ma un pastore non deve abbandonare il suo gregge, proprio nel pericolo, e guidarlo sempre e comunque verso i pascoli della pienezza della vita e della gioia che Gesù ci ha portato, nascendo e rimanendo in mezzo a noi con il suo potente Spirito di Risorto.

Stasera allora sono qui e vi parlo, sperando di dire parole vere che nascono da quel silenzio meditativo di Maria e Giuseppe che vi ho suggerito la sera di Natale e dall’amore vivo per ognuno di voi e per tutta la nostra amata comunità di Castel Goffredo. Come vivere allora l’ultimo e il primo dell’anno in questa emergenza sanitaria, sociale ed economica? Di consigli ne abbiamo ricevuti tanti e da più parti in queste giornate. Non solo il Papa e i Vescovi, ma anche gli intellettuali e i politici, gli opinion leaders, offrono ricette su come vivere in modo diverso queste festività. E poi i social: quanti sms, video clip, musichette, Facebook, … e la TV che imperterrita ci propina i suoi riti vuoti e stanchi, sempre quelli, come se non fosse successo niente: dalla lotteria ai pacchi, dal cabaret ai documentari …

Eppure, soprattutto in questa seconda ondata, tutti questi messaggi sembrano non riuscire a scalfire quel senso di impotenza che ci prende nel fondo del nostro cuore. Il “tutto andrà bene” di marzo e aprile non c’è più sui balconi, alle finestre, sulle ringhiere delle nostre case; i nostri ragazzi e giovani rimangono chiusi ore e ore nelle loro stanze, sui divani o a letto, davanti al computer, al tablet o al cellulare, spesso impauriti o spaesati rispetto al mondo reale di fuori, in cui comunque un domani, non molto lontano, dovranno inserirsi per cambiarlo o ricostruirlo. Ma con quale energia? Una impotenza ci prende quando pensiamo al futuro, e, dopo la Pasqua, nemmeno il Natale ci sembra più capace di porre fine alla pandemia o di accendere quella scossa di positività che ogni anno portava con sé. E così se ne va la speranza! Allora, carissimi fratelli e sorelle in Cristo, siamo di fronte non soltanto ad una emergenza sanitaria, ma anche spirituale ed esistenziale, e ci tocca tutti, giovani e vecchi, figli e genitori.

Di fatto ci siamo resi conto che noi non bastiamo a noi stessi, che quell’esaltazione dell’uomo che non ha bisogno di nessuno e di niente perché è capace di farsi da sé, non esiste. Abbiamo preso coscienza che la realtà con cui misurarci non è quella virtuale del cellulare, del tablet o della TV, ma quella del Covid 19, quella della malattia, della morte, della solitudine, delle nostre fragilità psicologiche o sentimentali … davanti alle quali la scienza e la tecnica, come strumenti, ci aiutano, ma non ci salvano. Dov’è finito il mito del superuomo? E dove si è nascosta la felicità sbandierata e garantita dai consumi dei prodotti sempre più indotti, teleguidati, e drammaticamente inutili per saziare la fame e la sete di pienezza di vita e di gioia dell’uomo? La situazione che viviamo e soprattutto le prospettive incerte del futuro prossimo ci pongono di nuovo, semmai ce ne fossimo dimenticati, la domanda cruciale: che cos’è la vita? Il suo senso? Perché vale la pena di vivere anche in queste ristrettezze, e come? A queste domande non si può rispondere con slogan pubblicitari, con i dpcm, con i bonus o le norme governative, oppure con gli spettacoli leggeri, ma solo se si entra dentro di sé e si assume un atteggiamento spirituale della vita, quello di Maria che “da parte sua custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore”.

E pensare che Maria aveva appena partorito in una stalla, senza nessun confort, eccetto il premuroso servizio e amore di Giuseppe; di lì a poco avrebbe dovuto scappare in Egitto come migrante per sfuggire al tiranno Erode; e dopo due anni ritornare, ma nascondersi a Nazaret invece che andare a Gerusalemme, sempre con la spada di Damocle sulla testa, come predisse Simeone, per quel Figlio ricercato dai potenti di turno. Non è stato facile nemmeno per Maria e Giuseppe vivere in quel tempo, in quelle circostanze. Ma confidavano in Dio. Avevano fede. In silenzio e laboriosità. Con i piedi per terra e non davanti alla TV. E sappiamo come è andata alla fine … ma sono arrivati alla Gloria! Una vita piena di significato, di missione, di apertura al mondo e al futuro. Hanno dato il loro insostituibile contributo per la salvezza del mondo. Una gioia immensa ed inesauribile non solo per loro ma per tutti. Oggi molti parlano di rinascita. Ma quale? Da dove partire? Ancora dai giochi della borsa? Dalla finanza? Dai consumi? Dal PIL? O dalla pienezza del cuore e dal gusto della vita? Solo dalla spiritualità dell’uomo rinascerà l’uomo, e con lui la comunità degli uomini.

Sì, perché l’uomo non basta a sé stesso, non si è fatto da solo! E allora non può essere felice da solo. Ha bisogno di “qualcosa” o “Qualcuno” fuori da sé che lo faccia vivere come un TU, nell’incontro, nell’amore, nella vita. E’ vera allora l’affermazione del filosofo Martin Heiddeger quando dice:” Ormai solo un Dio ci può salvare”. Il recupero della dimensione religiosa della vita non è solo compito dei preti cattolici, e nemmeno dei “sacerdoti laici” (filosofi, politici, giornalisti ecc.) o delle varie proposte psico-spirituali che il mercato offre (yoga, buddismo, esoterismi, magie, sette …), ma è compito di ognuno di noi che lealmente si interroga e si mette in ascolto del profondo di sé e degli altri e lì trova la presenza di Dio, il Padre che lo ama follemente fino al dono del Figlio Gesù per mezzo del suo Spirito di Risorto abitante in noi! E in questa compagnia inaudita e sorprendente ritrovare le ragioni profonde del nostro vivere e morire da cui rinascerà sempre e nuovamente la nostra umanità.

Allora nel passaggio dal 2020 al 2021, pur piangendo la desolazione di questo tempo, possiamo rallegrarci e fare festa, perché mentre riconosciamo la causa di tanto male nel peccato del mondo, parimenti godiamo ed esultiamo perché la salvezza degli uomini, Gesù, è giunta per tutti coloro che la ricercano con amore e in verità, custodendola e meditandola nel proprio cuore come Maria. Da questa spiritualità verrà la rinascita. Da lì verranno cose nuove e sorprendenti per il nuovo anno. Passata questa pandemia, ci diamo appuntamento in piazza per riprenderci la vita, e la vita piena. E’ questo il mio augurio stasera per tutti voi e le famiglie della nostra diletta comunità.